VIA FRANCO TASSI

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SORPRENDENTE RIVALUTAZIONE DELL’OPERA DEL DIRETTORE DEL PARCO NAZIONALE

5 GENNAIO 2020 – Il tempo si misura anche con il calendario delle rivalutazioni: un personaggio può lasciare il palcoscenico della notorietà bersagliato da mille giudizi negativi, ma se il verdetto che l’ha colpito è incompleto o fazioso, basta qualche decennio perché se ne abbia un’altra immagine. La damnatio memoriae era ciclopica quando colpiva gli imperatori romani ed era difficile che si esaurisse nel volgere di poco; oggi se un manager è giovane e finisce la sua carriera prima di entrare nella terza età, può capitargli di godere degli effetti della riscoperta. L’essenziale è che non ci sia più in giro qualcuno che abbia la voce tonante e che speri di detronizzarlo, perché è già detronizzato e da un pezzo.

A queste cose spicce si finiva per pensare ieri nella sala dell’Ente Parco a Villetta Barrea, quando è aleggiata la figura di un direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo che negli anni Settanta e poi anche negli anni Ottanta era disegnato (poi vedremo da chi) come una specie di Cagliostro, uomo dai mille poteri e dai machiavellici scopi, Fenice che risorgeva il giorno dopo che veniva dato per licenziato; al punto da incuriosire, almeno, un cronista in buona fede. Franco Tassi cominciò ad essere noto alle cronache giudiziarie in Abruzzo, per le molte denunce che riceveva e per le altrettante che presentava sulla gestione dell’Ente (da parte di alcuni operatori economici e piccoli proprietari del territorio) e sulla gestione del territorio (in particolare sugli illeciti edilizi) per quelle che faceva lui. Scrisse anche più di un libro per mettere i puntini sulle “i”, ma le rotative dei quotidiani versavano più inchiostro del Sangro in piena ad ogni sussurro di amministratori ben collegati con le proprietà dei giornali o con i corrispondenti del luogo, in particolare con quelli della Marsica, al punto che un processo nel quale il direttore era parte civile finì per essere titolato come “processo Tassi”, quasi a confonderlo volutamente con quelli che subiva ricorrentemente e che si chiamavano tutti “processi Tassi” perchè era imputato.

Che qualcosa non convincesse di questa coloritura del personaggio a tinte fosche apparì chiaro al cronista giudiziario quando il pubblico ministero, in una udienza tesa e super affollata, al termine della requisitoria agli inizi degli anni Ottanta, chiese la assoluzione con formula piena per tutti i capi di imputazione che gravavano su Franco Tassi: l’abuso d’ufficio era il più leggero, per dire. Ma di quel processo non convinceva prima di tutto il fatto che a sporgere le denunce ed a sostenerle a spada tratta fosse una UIL che era abbondantemente pilotata da un politico socialista in ascesa, lo stesso che si serviva di giannizzeri vari, anche a Sulmona, per colpire tutte le voci dissidenti e anche quelle del tutto neutre. Non convinceva anche che un sindacato si rivolgesse alla magistratura penale perché era più facile immaginare che tutto fosse funzionale non tanto alla tutela delle ragioni del personale, né più genericamente volto alla tutela dell’ambiente, quanto proprio ad una contrapposizione politica. Poi, se le condotte hanno un significato e possono aiutare a decifrare storie e personaggi, colpì anche il self control di Tassi al termine di uno dei tanti processi, quando lo avvicinammo per chiedergli un commento sulla sentenza e con cortesia, ma fermezza si limitò a rispondere “No comment”, ultimo caso, forse, di continenza prima che la stagione degli attacchi ai giudici vivesse il suo momento magico.

Si è sfiorato, quindi, nel dibattito di ieri a Villetta Barrea, l’effetto opposto della “damnatio memoriae”, se lo storico Luigi Piccioni ha sostenuto che a Pescasseroli sono almeno due le strade intitolate a persone che non avrebbero titolo ad essere ricordate come paladine della tutela ambientale e non avrebbero comunque  titolo superiore a quello di Franco Tassi. Ovvio che al cronista giudiziario di allora vengano le vertigini al pensiero di come trenta anni o poco più possano cambiare la considerazione del personaggio. Il metro di misura può essere l’età della sindaca di Villetta Barrea, che all’epoca degli scontri giudiziarii non era ancora nata: ora rappresenta la generazione di politici che non è a favore e neppure contro la gestione del Parco Nazionale nella bufera degli anni Settanta e Ottanta. Più semplicemente, ascolta.

Il fatto è che le polemiche aspre, quelle che si conducono contro chi ha risorse e volontà per non fare un passo indietro, finiscono per offuscare una immagine pubblica in una certa area geografica per lo strascico di risentimenti, ma, come nel caso di Tassi, non possono incidere sulla immagine che il Parco aveva conquistato in Europa con le istituzioni consorelle, nella collaborazione per la tutela dell’ambiente.E proprio ieri è stato sottolineato che, se non fossero state erette barricate invalicabili nella tutela dell’ambiente, oggi l’orso marsicano non esisterebbe più, come sulle Alpi non esiste più l’orso del Trentino e quelli che si trovano in giro sono orsi sloveni precipitosamente importati. Si può passare, quindi, dal “Via Franco Tassi” quale auspicio proclamato dai suoi avversari nell’acme della sua notorietà, alla “Via Franco Tassi” a lui intitolata (“Ma non è ancora vivo?” si chiedevano in molti tra il pubblico). Il tutto è possibile perchè dalle esperienze di altri Parchi nazionali non arrivano le carte processuali che hanno stancato i giudici fino alla Corte di Cassazione, ma echi di esperimenti tecnici e amministrativi che caratterizzarono un’epoca.

Sono echi che giungono adesso perché succede sempre così, se lo diceva duemila anni fa l’imperatore Adriano, almeno nella ricostruzione della Yourcenar (“Avere ragione troppo presto significa avere torto”). La storia del Parco Nazionale d’Abruzzo, poi, è un succedersi di giubilazioni e di damnationes, di agguati e di contrattacchi, di rintanamenti e di duelli in campo aperto, quasi che riprendesse dagli esempi di falchi e colombe, lupi e daini, orsi e pecore.

Nella foto del titolo un ambiente tutelato nel Comune di Villetta Barrea

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