UNA PERSONA SPECIALE : L’INVIDIA

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Molto efficace la descrizione dell’Invidia nelle “Metamorfosi” di Ovidio, al secondo libro. L’episodio è quello di Minerva che va da lei per darle un incarico : “Subito si reca alla casa dell’Invidia, squallida e gocciolante di nero marciume. E’ una casa nascosta in fondo a una valle, una casa senza mai sole, dove non arriva mai un soffio di vento, triste e zeppa di gelo e di torpore, dove il fuoco manca sempre, sempre abbonda la caligine. Come giunge, la temibile vergine guerriera si ferma davanti alla porta  (non le è infatti permesso entrare in quella casa) e bussa con la punta della lancia. La porta, così scossa, si apre. E dentro vede l’Invidia che mangia carne di vipera, con la quale alimenta il proprio vizio, e a quella vista distoglie lo sguardo. Ma quella si alza pigramente da terra, lasciando i brandelli di serpenti semirosicati, e con passo fiacco viene avanti, e come vede la dea tutta bella e adorna di armi, manda un gemito e contrae la faccia per emettere un sospiro. Il pallore le sta steso sul volto, macilenta in tutto il corpo, mai uno sguardo diritto, ha i denti lividi e guasti, il petto verde di fiele, sulla lingua una patina di veleno. Mai un riso, se non suscitato dalla vista del dolore, e neppure conosce il beneficio del sonno, sempre agitata com’è da pensieri che la tengono desta; con dispiacere vede i successi della gente, e al vederli si strugge, e rode gli altri e insieme rode se stessa, e questo è il suo tormento.

Pur provando ribrezzo, Minerva, la dea del Tritone, le rivolge queste brevi parole : “Infetta del tuo veleno una delle figlie di Cèrope. Bisogna così. Si tratta  di Aglauro”. Non aggiunge altro, e dandosi una spinta con la lancia, si stacca da terra e vola via.

Quella, vedendo, con uno sguardo di sbieco, fuggire la dea, borbotta qualcosa, addolorata perchè dovrà accontentarla. Poi prende il suo bastone, tutto fasciato di rami spinosi, e nascosta da una nuvola fosca ovunque passa calpesta i campi in fiore, brucia le erbe, strappa le cime delle piante, e col suo fiato appesta la gente, le case e le città, e alla fine giunge in vista della rocca di Atene”

(traduzione di Bernardini Marzolla – Einaudi –  I Millenni – 1979)

Nella foto accanto al titolo una iscrizione nel chiostro dell’Abbazia di San Giovanni in Venere, a Fossacesia