UN NUOVO VASCHIONE PERCHE’ DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO

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RIPRENDE LA BATTAGLIA CONTRO I MULINI A VENTO MA ANCHE CONTRO I MULINARI

30 AGOSTO 2020 – Sul web si sta bene. Ma in edicola si sta meglio. Per questo un altro numero cartaceo sarà distribuito da giovedì 3 settembre. Riguarderà prima di tutto la rinascita della città morente, che non è soltanto la Tomi descritta da Christoph Ransmayr nel suo libro su Ovidio nella relegazione, ma è anche la Sulmona di questi giorni, come l’hanno ridotta gli amministratori, i parlamentari, i consiglieri regionali degli ultimi anni. Scegliamo in prima pagina la foto che scuoterà ogni sulmonese con il tramonto alle spalle del campanile e cupola, accostata ad un’alba folgorante su Monte Amaro, per augurarci che, come nella “Napoli milionaria” di Eduardo de Filippo, la nottata della decadenza passerà e dalle elezioni di primavera uscirà una nuova classe politica. Poi mettiamo il naso su questa assurda vicenda di un bilancio del Cogesa che a più di due mesi dal termine ultimo non viene ancora approvato, anzi è stato bocciato due volte da chi lo doveva visionare; ma non lo facciamo da contabili. Ce la prendiamo con le facce di bronzo dei sindaci che hanno confermato l’amministratore unico al suo posto e qualche settimana dopo, a comando, hanno optato per il consiglio di amministrazione, forse per evitare che la ricaduta delle scempiaggini fatte finora pesi troppo su un uomo solo; questi si è detto stanco e, quindi, gli intoniamo a pag. 2 una ninna-nanna ritagliata per il suo carattere scontroso e inconcludente.

Ma i nostri mulini a vento sono anche le enormità della Rete ferroviaria italiana, che, guidata da un sulmonese, Maurizio Gentile, sta per eliminare Sulmona e la Marsica dai collegamenti tra Tirreno e Adriatico per farli passare a L’Aquila, secondo il progetto di Luciano D’Alfonso che un paio d’anni fa nominò Maurizio Gentile “Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo”.

Non è cambiato nulla, quindi, nel piglio del Vaschione costretto al silenzio per oltre due mesi: i mulini a vento contro i quali combattere ce li cerchiamo con determinazione, perchè scrivere un giornale per celebrare la Giostra, la Fiera dell’Assunta e lo Street food è come pubblicare Repubblica o il Corrierone, cioè partecipare al coro. Diciamo chiaro e tondo che la Giostra non serve al turismo, ma bisogna conservarla, purchè non nuoccia al turismo. E diremo nel prossimo numero che sestieri e borghi non debbono fare le liste per le elezioni amministrative, perchè questa è una stortura ed è una devianza del metodo democratico, soprattutto se la Giostra prende i contributi dalla Fondazione della Cassa di Risparmio, dalla Regione e dal Comune.

Ma scriviamo anche di cose grate: della notte quando Mario Marcone, scomparso di recente (questa sera alle 18 all’Annunziata sarà celebrata una messa per lui) incantò i tipografi del Tempo tra le zincografie da ritagliare e li distrasse dai gavettoni che si tiravano nell’afa di Piazza Colonna; e anche di una salita sulla Majella, in notturna, fatta da una sulmonese vissuta anche in Africa, che ha scoperto una emozione nuova sul Monte Amaro all’alba. Cioè quando si pensa che finirà la nottata per la Valle Peligna.