Uffici giudiziari e disfunzioni: i calabresi si fanno valere. A L’Aquila, invece…

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L’incapiente parcheggio aquilano

PARADOSSALI CONSEGUENZE DEGLI ACCORPAMENTI

16 MARZO 2018 – I nodi vengono al pettine. A pettine sono parcheggiate le auto nei pressi del tribunale dell’Aquila. Chi arriva prima trova posto, gli altri si arrangino. Per gli aquilani tutto va bene, perché possono raggiungere il palazzo di giustizia a piedi e per i giudici va benissimo perché sono anche più contenti di usare i parcheggi riservati e vedere gli avvocati che si ambasciano a trovare un buco. Il sindaco Cialente, poi, ogni tanto mandava le guardie a fare cassa elevando verbali all’impazzata; quello di adesso forse ha il pudore di non provocare troppo. Una soluzione fu escogitata con un bus-navetta che collegava il parcheggio della ex sede della Corte d’Appello con il tribunale ricostruito; tra le montagne l’idea di collocare uffici regionali con parcheggi adeguati è decisamente impegnativa, da far venire il… mar di mare.

Ma questa è la realtà a L’Aquila, capoluogo di abruzzesi che debbono sempre sentirsi ospiti appena varcano Porta Napoli o entrano dal castello. E non siamo ancora all’accorpamento dei tribunali di Sulmona e Avezzano: quando arriveranno marsicani e peligni si troverà il modo di vivere di rendita adeguando garages ricostruiti con i soldi degli Italiani per far pagare a peso d’oro la sosta. Un po’ come succedeva, nella tradizione aquilana, con quel garage vicino al Grande Albergo, dove la mattina presto i gestori conducevano fuori le auto che finivano per occupare i parcheggi della Villa comunale, per far posto alle auto di chi doveva andare al centro e non trovava i parcheggi alla Villa.

E questi sono problemi minimi, se si guarda a cosa sta succedendo in Calabria: dopo la soppressione del tribunale di Rossano, accorpato a quello di Castrovillari, le attività si sono ingolfate nel tribunale accorpante e si sono costituiti comitati per protestare, senza neanche porsi il problema che possono arrivare multe e intimidazioni. Tra l’altro, non ci sono spazi neanche per gli uffici e la Procura della Repubblica ha chiesto di disporre di altri locali, non essendo nella condizione di organizzare il lavoro. Come scriveva Anne Mac Donell nel suo diario di viaggiatrice inglese ai primi del ‘900 in Italia, gli abruzzesi sono di indole dolce, mentre i calabresi non proprio (diceva pure qualcosa di più). Oggi, tornando in Abruzzo, forse aggiungerebbe un’altra categoria: quella dei paraculi aquilani.

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