TUTTI A POGGIO MIRTETO PER ESCLUDERE SULMONA E AVEZZANO

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E’ L’IDEONA DELL’AQUILANO DE SANTIS DELLA FU IDV – MA DALLA MARSICA E DALLA VALLE PELIGNA NESSUN POLITICO, DI NESSUN PARTITO, CHIARISCE I PROGRAMMI – SENATORI, CONSIGLIERI E SINDACA CREDONO ANCORA AL FASCINO DELL’ALTA VELOCITA’

7 GIUGNO 2020 – Nonostante “Il Vaschione” abbia insistito da anni (e lo abbia ribadito negli ultimi giorni) sull’intenzione dei politici aquilani di deviare il traffico ferroviario dalla Roma- Avezzano-Sulmona-Pescara alla Roma-Poggio Mirteto (nel titolo la foto della stazione)-L’Aquila-Pescara, i politici sulmonesi rimangono imbambolati e non reagiscono neppure con un post (che sarebbe misera cosa) o un comunicato; men che meno con un convegno, di quelli che si sono tenuti anche con l’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana e che si sono arenati al progetto di ammodernare qualche scambio e arricchire i binari di qualche dispositivo telematico.

Non pensiamo di essere i più autorevoli informatori, ma è un dato di fatto che la politica sulmonese si affidi alle risse su Facebook e agli insulti, piuttosto che ad una seria risposta alle strategie aquilane. E scommettiamo che neppure la chiara presa di posizione di Lelio De Santis riuscirà a destare questi imbelli dal riposo che ha avvolto la città e che viene turbato solo dai risentimenti per le assunzioni clientelari e per i soliti rancori di una città in decadenza. De Santis, che non è stato mai una volpe e che viene dall’esperienza di militanza sotto Domenico Susi (sai che fulgore…), informa, come una quaglia, dei reali propositi degli aquilani, che Stefania Pezzopane e D’Eramo della Lega tengono segreti per farli valere nelle sedi opportune: “Ritengo – dice la quaglia con la toga del merlo – che le istituzioni locali debbano proporre al governo e alla Regione il finanziamento del progetto di collegamento ferroviario L’Aquila-Roma, la cui bozza esiste e prevede il passaggio della nuova linea per Scoppito e Passo Corese”. Alla divulgazione di un intento così spudorato, fatto di pretese che passano per il finanziamento (con i soldi della ricostruzione…) della linea dalla stazione di Poggio Mirteto sulla Roma-Firenze a quella di L’Aquila sperduta sui monti, i politici un po’ più attenti, che vengono dall’esperienza di Natali e dall’esempio della collaborazione del Lorenzo abruzzese con il Nello Mariani socialista per portare addirittura una autostrada sotto il Gran Sasso quando ne esisteva una quasi parallela nel tracciato fatto dai Romani e meno velleitario, saranno balzati sulla sedia e si saranno chiesti cosa mai si fosse bevuto il De Santis per dare l’assist a politici peligni e marsicani verso una dura reazione.

Un ascensore nella stazione di Poggio Mirteto, anche quella esaltata come stazione tecnologicamente avanzata

Niente, non s’è bevuto niente: è proprio così e rappresenta perfettamente le strategie aquilane. Quelli che mancano sono i politici della Marsica e della Valle Peligna, di tutti i partiti. Nessuno di questi insorge per dire che se il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte parla di velocizzare la linea Roma-Pescara è bene cogliere al volo l’occasione e rompere gli indugi, anche per scrollare di dosso alla stazione di Sulmona la “bretella” che, voluta da D’Alfonso, è stata celebrata dall’amministratore delegato di RFI, il sulmonese Maurizio Gentile (del resto, si parva licet componere magnis, non fu il barone sulmonese Sardi che stroncò le aspettative di Sulmona di diventare capoluogo di provincia insieme a Rieti e a Pescara sotto il Fascismo?).

Stanno tutti sui “social” a celebrare un evidente equivoco di Conte, che, per quanto sia stato abile a strapazzare il Salvini in cerca di pieni poteri e per quanto abbia dimostrato prudenza, saggezza e capacità decisionali durante l’orgia di scempiaggini urlate da destra e da sinistra per il Covid, non avrà mai la bacchetta magica per far transitare un “Freccia Rossa” su una linea dell’Ottocento: Conte voleva dire più semplicemente che intende velocizzare la Roma-Pescara.

Ma se andate a leggere le posizioni di tutti questi campioni della politica sulmonese, troverete solo l’orgasmo per una “aspirazione finalmente realizzata”. Quale aspirazione? Di impiegare 90 minuti da Pescara a Roma, secondo il calcolo della velocità sulla “direttissima” da Roma a Firenze? Quando si dice Roma-Pescara da ammodernare non si dice Roma-Pescara da costruire passando per Poggio Mirteto e Passo Corese. Ma la differenza ai partiti di Sulmona sfugge, come sfuggono le vicende del reale a quelli che dormono il sonno di Aligi. Non parliamo della sindaca, che non ha mai dato prova di sostenere gli interessi di Sulmona, dalla tutela dell’ambiente alle infrastrutture autostradali e che ci costringerà ad un altro anno di agonia prima delle amministrative; parliamo della consigliera regionale della Lega; parliamo della senatrice componente della Commissione Trasporti; parliamo del senatore grillino Di Nicola, che da quando è stato eletto con i voti dei sulmonesi è scomparso dalla circolazione e si crogiola nelle fandonie della politica romana e il massimo che ha fatto è stata l’uscita di un numero dell’Unità, firmandolo come direttore: “Di’ qualcosa di abruzzese” ci sarebbe da apostrofare questo emblema di una maratona elettorale fatta per tutti i grillini solo da Grillo e da Di Battista: e gli altri a rimorchio.

La vecchissima linea per Roma alla stazione di Sulmona

Sono tutti pseudo-carri armati senza benzina nel deserto, che si fanno sorpassare da un De Santis di una Idv che non esiste più. Debbono ringraziare che il Covid ha chiuso tutti nelle case e ci si è dimenticati pure delle loro facce, perché quanto a risposte della società sulmonese meriterebbero solo il distanziamento sociale.

E poi ci sono i consigliere comunali come Pingue che, all’epoca della discussione sulla bretella e l’ammodernamento della stazione, era entusiasta del progetto…

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