TUTTE LE COLPE DEI SINDACI CHE SOSTENGONO LA “GOVERNANCE” DEL COGESA

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DOPO LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO DI VINCENZO MARGIOTTA IL RISCHIO POLITICO RICADE SU QUESTI AUTOMI CHE LO HANNO VOTATO CON MAGGIORANZA BULGARAUN ESEMPIO SCONCERTANTE DI REALPOLITIK SULLA PELLE DEI CITTADINI

30 SETTEMBRE 2020 – La notizia, pubblicata oggi su tutti i giornali e i siti di informazione, riguarda la richiesta di rinvio a giudizio dell’amministratore unico del COGESA, Vincenzo Margiotta (primo a destra nella foto del titolo), per peculato e falso in bilancio. Il seguito del processo dirà se ci sia stata responsabilità penale; il vaglio del giudice dell’udienza preliminare dirà se ci sono gli elementi minimi per sostenere un dibattimento.

Questa prima valutazione di un magistrato, il Pubblico Ministero, indica già da oggi che quanto era a conoscenza della stampa da molti mesi e, quindi, l’inserimento di una posta di credito che invece le regole del bilancio non avrebbero consentito di valutare ancora come un credito, avrebbe dovuto essere materia di esame per i sindaci che hanno, quasi con un plebiscito, voluto che Vincenzo Margiotta continuasse nel suo ruolo.

Senza neanche informarsi sulla fondatezza di un risvolto che invece era fondamentale per la regolarità del bilancio, quei sessanta sindaci hanno detto “sì” ad occhi chiusi. Hanno detto “sì” ancora quattro mesi fa, quando un bilancio successivo, quello del 2019, non era ancora redatto; e, sia pure non in una assemblea e con un voto formale, hanno continuato ad appoggiare quella che chiamano la “governance” del COGESA pure se il termine improrogabile del 30 giugno 2020 era trascorso senza che il bilancio fosse presentato. E continuano a farlo il 30 settembre, quando è trascorso anche il mese che, non si sa come e con quale regola, Vincenzo Margiotta si era preso per presentare un bilancio, nonostante fosse stato osservato dai revisori che ne hanno denunciato le incongruenze.

La condotta di questi sindaci è di una gravità inaudita: con il loro ratificare le scelte di Andrea Gerosolimo, che ha collocato Vincenzo Margiotta nel posto nel quale lo hanno applaudito, si stanno rendendo responsabili di un destino che grava sul COGESA proprio per il modo nel quale è stato amministrato: per le scelte che Gerosolimo ha compiuto e che Margiotta ha dovuto solo eseguire, come accade a tutti coloro che l’ex assessore colloca negli enti (alla SACA, al Comune, etc.).

Questi sindaci-automi, che votano solo perché debbono mostrarsi schierati per il loro tornaconto politico (e speriamo non per il loro tornaconto personale) sono responsabili anche di quello che il COGESA sta facendo nel settore ambientale, recependo i rifiuti indifferenziati dell’Aquila perché ha esteso l’ambito di operatività al solo fine di reggere un bilancio disastrosamente deficitario e addirittura facendo entrare lo stesso capoluogo regionale (a 70 chilometri dall’impianto di Noce Mattei) nel consorzio per liberarsi a poco prezzo dei rifiuti altrimenti non collocabili o collocabili a costi pesantissimi. Se si perderanno due o trecento posti di lavoro perché il Cogesa non potrà reggere  lo scandaglio della magistratura o dei controlli contabili, la responsabilità sarà anche loro, oltre, ovviamente, di chi Margiotta l’ha collocato e dello stesso Margiotta. Ma. se da un lato Gerosolimo e lo stesso Margiotta non hanno da tutelare una dignità politica perché la loro condotta non è evidentemente rivolta ad un futuro di rappresentatività politica, questi sindaci che ambiscono a ricevere ancora il consenso dei loro amministrati e che dovranno ripresentarsi alla prova delle elezioni stanno realizzando un suicidio politico; e, quel che conta,  stanno portando le loro comunità su un binario morto.