TRE PROCURE SU CINQUE INDAGANO PER I VIADOTTI DELLE AUTOSTRADE A24 E A25

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LA MAGISTRATURA DI TERAMO DISPONE ANCHE UN SEQUESTRO DI 26 MILIONI DI EURO SUI BENI DEGLI AMMINISTRATORI DELLA “STRADA DEI PARCHI”

24 NOVEMBRE 2020 – Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Teramo, dott. Roberto Veneziano, ha sottoposto a sequestro preventivo beni e disponibilità finanziarie di sei dirigenti della società “Strada dei Parchi”. E’ una misura cautelare connessa al processo penale nei confronti di Lelio Scopa, che è stato presidente della società di gestione delle autostrade abruzzesi, Cesare Ramadori, Mauro Fabris, Igino Lai,  Carlo Marco Rocchi e Gabriele Nati, a vario titolo sottoposti alle indagini per la mancata manutenzione dei viadotti autostradali nel circondario del tribunale di Teramo (quindi per il tratto dalla galleria del Gran Sasso alla costa adriatica). Anche in questo caso si procede, tra l’altro, per attentato alla sicurezza dei trasporti. La decisione del giudice di Teramo è stata oggetto di ricorso al tribunale del riesame, che in materia di misure che riguardano beni si riunisce a livello provinciale (laddove per le misure personali l’unico tribunale del riesame competente è quello dell’Aquila, dove ha sede la Corte d’Appello).

Ora ad indagare sulla “Strada dei Parchi” sono tre procure sulle cinque che hanno competenza per i tratti abruzzesi della A24 e della A25. L’esito della procedura per sequestro (che, a quanto risulta, è stata innestata nel processo solo a Teramo e che ha tra i suoi aspetti quello più significativo nell’entità della massa sequestrata, cioè i 26 milioni di euro) non interferirà sul proseguimento delle indagini, anche qualora il provvedimento del gip fosse riformato. I processi per fare chiarezza su come siano state spese (o perchè non siano state spese) le necessarie risorse per garantire la manutenzione ed evitare rischi alla circolazione continueranno, a prescindere da questo provvedimento. Ed è positivo che, almeno nella fase patologica della gestione delle autostrade, cioè nella fase dei processi penali, si possa fare luce su tre aspetti: 1) se gli utenti hanno corso rischi che non avrebbero dovuto correre, dati i rilevanti costi dei pedaggi autostradali e, comunque, il diritto di viaggiare in sicurezza; 2) se la struttura della “Strada dei Parchi” era in condizione di evitare tali rischi; 3) se l’”attentato alla sicurezza dei trasporti” si potrà riproporre per il futuro, ammesso che sia stato per il momento evitato tramite gli interventi di riparazione o rafforzamento dei viadotti. E quindi se non sia il caso che la gestione delle autostrade abruzzesi torni all’Anas.