TI DISTRAI UN ATTIMO DALLE BATTAGLIE SUL PARCO E SPUNTA GRETA

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IL LIBRO DI LUIGI PICCIONI PRESENTATO ALLA CGIL CHE UNA VOLTA CHIEDEVA NUOVI PARCHI NAZIONALI

19 FEBBRAIO 2020 – Ti distrai un attimo dai temi della tutela ambientale e ti ritrovi il mondo affascinato dai temi della tutela ambientale, anzi scudisciato dalla coscienza critica che, sotto forma di una adolescente svedese, intraprendente e determinata, suscita l’onda anomala, poi lo tsunami e infine la reazione allo tsunami.

E’ successo questo e non molti hanno avuto la costanza di prendere ad esempio le linee-guida della costituzione del Parco nazionale d’Abruzzo (se così si può cucire addosso una terminologia ad una riserva di caccia e dalla caccia di cento anni fa) per riproporle come verità indiscutibili, senza soluzione di continuità.

Di conseguenza, dal fervore degli anni Settanta, poi Ottanta, verso il tramonto dei decenni successivi, si è finito per considerare la tematica dell’ambiente come un approdo sicuro, ormai scontato, quel che è peggio legiferato e, quindi, cristallizzato, con tanto di riconoscimento di un Ministero dedicato. Tanto che è diventata una tematica da gestire nei canali ufficiali, per… professionisti dell’anti-speculazione. E così, alle porte di un Parco nazionale, quello della Majella, si progetta una centrale di spinta del gas e la Unione Europea (quella che dava quattro punti e una scopa ai pastori abruzzesi negli anni nei quali si girava “Uomini e lupi” a Scanno mentre in Svezia era un fiorire di riserva per la protezione del lupo) vota per la costruzione di una trentina di centrali del genere e per affliggere definitivamente le popolazioni che si accontentavano di aver respinto la speculazione edilizia e non sapevano di essere in procinto di gassificazione.

La presentazione del libro di Luigi Piccioni “Sindacato, ambiente e sviluppo” è stata tenuta apposta nella sede della CGIL, non per sembrare una riunione di vecchi alpini, ma per sottolineare, come ha fatto lo stesso autore, che “Un altro mondo era possibile” quando la CGIL sposava e spingeva le rivendicazioni dello sviluppo verde. Piccioni, peraltro, non cede alla nostalgia e sottolinea, forse proprio sull’esempio di Greta (che non è stata nominata, ma aleggiava nelle sale sontuose del Palazzo riciclato a ovattata sede sindacale) che “Un altro mondo sarà sempre possibile”. Purchè non si disperdano le energie e non si lasci spazio alla stanchezza, alla tensione che cala nel vedere come certe regioni si sviluppano alla faccia della “Regione verde”, la tutela dell’ambiente è insita nel genere umano; può subire sospensioni, può saltare una o due generazioni, ma poi torna più incisiva di prima e arruola i suoi militi nelle età più verdi, tra poco nella culla, se l’aria diventerà irrespirabile dalla nascita e le discariche tipo Bussi non saranno sanzionate dalle leggi perché lo spauracchio della pena si estingue per prescrizione.

La passione nella tutela dell’ambiente ha fatto in modo che le battaglie non sfiancassero i protagonisti e, quindi, si può concludere che “Un’altra battaglia è possibile”, magari senza limitarsi a cliccare “Mi piace”, ma presentandosi alle elezioni per sostenere un programma, per impedire che ai Parchi Nazionali vadano persone scelte dalla “politica” tra i direttori dei nuclei industriali (contrappasso alla rovescia), per accogliere l’accorato appello che ancora oggi l’ex Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, Giuseppe Rossi, ha rivolto affinchè l’azione dei tre parchi nazionali d’Abruzzo sia almeno organica, visto che ormai si è stancato di ripetere che i tre parchi dovrebbero avere una sede unica, a Sulmona.

Raduno di (ex?) combattenti, ma solo per riquadrare le linee di intervento, non per cedere alla memorialistica. O, almeno, per cedere solo un po’, con spirito in parte sovversivo, come la battuta di Mario Pizzola (qualcuno non ricordava neppure che era stato consigliere provinciale dei “Verdi”) a proposito dell’impegno fortissimo di Mimì D’Aurora, autentico motore della CGIL “green”, che negli anni Sessanta rifiutò sdegnato l’invito di Pizzola di aderire al sindacato, lui che aveva altri obiettivi perché “rivoluzionario”. Poi la rivoluzione è stata il respingere alla frontiera gli speculatori dei monti abruzzesi e l’obiettivo l’orso marsicano, non più quello che Putin fa finta di uccidere come Vittorio Emanuele faceva finta di saper centrare gli stambecchi del Gran Paradiso. Sempre più in là del comunismo sovietico si tratta di stare…

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