TENERA NON E’ LA NOTTE

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ALLIGATORI ED ALTRE FIERE SOCIALI NELL’ULTIMO ROMANZO DI CONCITA DE GREGORIO CHE PARLA ANCHE DELL’AQUILA

10 GIUGNO 2019 – Concita De Gregorio è tornata con “Nella notte” al romanzo politico, dopo varie esplorazioni nell’intimità dei sentimenti e della introspezione. Segna subito le differenze che nota nel respirare ancora in ambienti conosciuti e a lungo descritti (le sue corrispondenze da Genova per il G7 del 2001 sono riprodotte in “Giornalismo italiano”, antologia di scritti giornalistici dal 1860 a qualche anno fa, quattro volumi nei “Meridiani”): e non può non parlare della “macchina del fango” e dei dossieraggi che caratterizzano l’attuale battaglia politica, fatta sempre di più di personalismi e talvolta di contrasti senza limiti, senza regole, secondo quella che si chiama “pratica del risultato” e che si dovrebbe chiamare propensione al cannibalismo.

De Gregorio, con un periodare ripreso per lo più dal parlato, in più passi senza punteggiatura e senza virgolettati, non dà tregua al dovere di attenzione del lettore; ma il suo è il prodotto di una ricetta sapiente che riesce a tenere desta la curiosità pur tra vicende gineprose, nelle quali si rimarrebbe intrappolati se si ragionasse con i normali criteri.

L’Italia dell’ultimo decennio (ma sembra di capire che De Gregorio si rivolga agli ultimi anni, agli ultimi mesi) è densa di vicende che non si spiegano con i criteri degli anni Sessanta o Settanta, che belli non furono perché videro lo Stato per interposta persona a sterminare cittadini italiani nelle stragi sui treni o in banca.

Peggio di quelle pratiche deviate, si ergono adesso i protagonisti delle paludi nelle quali non è più neppure necessario sparare o piazzare esplosivi per piegare volontà di arrampicatori in cerca di affermazione. Quello che colpisce in queste 230 pagine di racconti sovrapposti è l’agilità con la quale corruttori e facilitatori ritirano le offerte appena vedono una incertezza nell’interlocutore, segno che dietro la porta ci sono altri, forse decine di altri in attesa di essere avvicinati. Delle facili carriere che si ottengono se solo non si dice “no, grazie” l’autrice dipinge una galleria. E detto en passant sarebbe interessante approfondire perché abbia preso proprio l’esempio delle carriere universitarie a L’Aquila. Quando parla di un “Portavoce” che non viaggia al passo con i suoi tempi, osserva che “A un certo punto era stato chiaro che non avrebbe avuto ruoli di vertice. I più giovani e disinvolti si mettevano in luce, rilasciavano interviste, presentavano mozioni ai congressi e vincevano il concorso di titolare di cattedra all’Aquila”. E’ quell’omino che propone alla protagonista del romanzo di eliminare un “file”, conservato in un centro-studi-fabbrica-del-fango, nella parte che della sua tesi di laurea non appariva conforme agli obiettivi della loggia di potere. Ma quei concorsi vinti proprio a L’Aquila; perché?

Concita De Gregorio, Nella notte, Feltrinelli, 201, pag. 1-239, euro 16,50

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