TEATRANTI DELLA SPAGNOLA

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ASSONANZE E STONATURE A UN SECOLO DALLA GRANDE PANDEMIA IN UN LIBRO DI RICCARDO CHIABERGE

30 MARZO 2020 – Riccardo Chiaberge, con il suo “La grande epidemia”, edito da UTET (2016, pagg. 1-234, EURO 16,00) e dedicato alla “Spagnola” del 1918/1919, ha raccolto tanti documenti che forse neanche lui avrebbe pensato si potessero trovare attuali un secolo dopo: come questa burocratica nota (foto del titolo) inviata alla Direzione generale della Sanità pubblica per una piccola compagnia di teatranti che era rimasta priva di ogni fonte di sostentamento. Si notano i toni supplichevoli, struggenti a tratti, seppure sommersi dal burocratese di quella che fu chiamata l’Italietta dei buoni sentimenti dopo il disastro mondiale della guerra. Certo, dopo 100 anni si può fare il confronto con l’arroganza delle affermazioni del sindaco dell’Aquila, Biondi, che proprio oggi strologava sulla necessità che i fondi elargiti dal governo per le provvidenze del coronavirus non si sostituiscano a quelli dei quali beneficiano già i reduci da altre calamità. In sostanza, dal capoluogo abruzzese si pretende di chiarire, forse con un decreto legge, che se i teatranti aquilani ricevono un sussidio per il terremoto (un po’ come le tasse sulla benzina per il terremoto del Belice del 1968 che si pagano ancora) non per questo debbono rinunciare al sussidio per il coronavirus.

Dall’Aquila cominciano a contare un po’ troppo sulla pazienza degli altri Italiani, se non basta la imposta di bollo di 1,34 euro che si paga per ogni marca da bollo di 16 euro per soddisfare le molte esigenze di una città vecchia da ricostruire ex novo; e se nessuno deve mettere il becco sui modi e sulle rendite che tale ricostruzione deve soddisfare, tanto è vero che dopo 11 anni ancora non è stato neppure discusso un piano regolatore per indirizzare le linee della ricostruzione.

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