TAVOLAME INVECE DELLE VETRINE

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LUNGO IL CORSO ORMAI I NEGOZI SONO SCOMPARSI – LE DINAMICHE CHE HANNO PORTATO ALL’ESODO DEGLI ESERCIZI COMMERCIALI – IL PESSIMO ESEMPIO DELLE PROPRIETA’ COMUNALI

7 GENNAIO 2021 – Un assetto così non si vedeva dai tempi delle devastazioni e delle desolazioni della seconda guerra mondiale. Quello ripreso nell’immagine del titolo è un negozio di Corso Ovidio, cioè dell’arteria commerciale per antonomasia fino a qualche decennio fa: ora è addirittura sbarrato da tavole di legname. Non c’è un riferimento ad una proposta di locazione; forse è finita anche la speranza di affittare. Tutto intorno è una sequenza di negozi chiusi; ma questo è proprio sbarrato, come si vede in America dove le città si preparano ai tornadi.

L’immagine può considerarsi un punto di arrivo di più dinamiche concorrenti. La prima e forse più incisiva discende direttamente dalla incontrollata espansione degli esercizi commerciali in tutte le aree non centrali: dal nucleo industriale alle zone più periferiche del centro abitato, è stato un rincorrersi di trasferimenti, che hanno abbattuto il valore degli immobili al centro e ne hanno reso del tutto incongrue le spese per la manutenzione.

La seconda causa discende dalla ostinazione con la quale più amministrazioni hanno fatto mancare ogni tipo di incentivo a chi aveva il coraggio di investire in esercizi commerciali del centro. Addirittura, poi, negli ultimi tre anni si sono uditi sconcertanti propositi di sanzionare quelli dei proprietari dei negozi del Corso che non avessero curato il decoro delle vetrine. La risposta implicita che in  queste tavole apposte sui negozi può rinvenirsi sta proprio nella decisione di eliminare in radice le vetrine. Così il problema delle sanzioni non si crea neppure.

Ma questa non è altro che una modalità della crisi irreversibile del centro, che solo a qualche mese dalla fine del mandato amministrativo la giunta attuale vuole affrontare con un incarico a professionista che dovrebbe elaborare un piano di interventi. Troppo tardi, sicuramente; ma, se si ragiona ancora in termini ingegneristici, si vuole evidentemente intervenire con altre opere ed allestimenti tecnici, che non sono mancati da dieci anni a questa parte, ma che hanno per lo più aggravato la vivibilità del centro, non solo la fruibilità commerciale.

L’amministrazione locale dovrà, invece, agire con mezzi amministrativi, prima di tutto sulla leva tributaria, per impedire che l’intestazione di immobili nel centro, adatti ad uso commerciale, sia di per sé penalizzante e costringa a tenere vuoti i locali anche per gli eccessivi prelievi fiscali.

Così si presenta il Palazzo pretorio di proprietà del Comune lungo il Corso

Il Comune, poi, per essere proprietario di alcuni tra gli stabili più prestigiosi del centro, non può essere governato con la pretesa, da un lato, di esigere dai privati la conservazione del decoro degli immobili e, dall’altro lato, con la pratica ormai consolidata dell’abbandono delle sue stesse proprietà. Il più eclatante caso lungo il Corso è il Palazzo pretorio, ma sono decine gli stabili dell’ente locale abbandonati e molti anche quelli di enti sui quali l’amministrazione comunale può esigere effettiva manutenzione, con poteri anche autoritativi.