STORIA DI TEATRI E DI ALTARI NELLA PALENA DELLA INTENSA CULTURA

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CI SCRIVE UN LETTORE SULLA FIGURA DI DON ANTONINO CHIAVERINI

5 MARZO 2020 – Con un cortese messaggio, il dott. Arturo Muscente sottolinea che l’articolo Piccoli grandi sacerdoti…  ” è stato un invito a rileggermi la dotta e poetica pubblicazione sulla Madonna dell’Altare in Palena dell’Accademia Cateriniana di Cultura. Il ” Quaderno” fu donato dall’autore Don Antonino  a mio padre, suo compagno  nei primi anni di studi a Palena sotto la guida di un Sacerdote, fine latinista. Mi dispiace che la risposta della brava Lucia  ti abbia deluso. Purtroppo di famiglie che hanno conosciuto Don Antonino non ne  vive quasi più nessuna in paese. La sua nitida figura, semplice ed austera, vive nella memoria di chi lo ha conosciuto.

   Il piccolo  Teatro ” Aventino”, restaurato e cointitolato da alcuni anni al palenese Ettore Margadonna , fu edificato intorno al 1750  e fu fra i primi teatri della provincia dopo il Marrucino di Chieti ed il Fenaroli di Lanciano. Viene abitualmente ed orgogliosamente utilizzato per varie manifestazioni durante tutto l’anno”.

Moni Ovadia una dozzina di anni fa venne a Sulmona e proclamò che dovunque ci sia un piano di recitazione ed un gruppo di spettatori lì c’è un teatro.

Ma, se si può, è meglio che il teatro abbia un suo luogo; e una cittadina che lo ha costruito trecento anni fa, arrampicata sui contrafforti della Majella, è un terreno fertile per coltivare una rigenerante curiosità verso la conoscenza. Chissà che questa semenza nel terreno fertile non sia stata il motivo per il quale persone come i genitori di don Antonino Chiaverini lo hanno avviato al seminario e, poi, egli stesso non abbia avvertito l’anelito di navigare nello sconfinato mare della cultura, senza sapere che sarebbe stato citato in un elzeviro di Ettore Paratore cinquanta o sessanta anni dopo; e navigando sopra questi abissi su una caravella di piccole dimensioni, come la mente di ogni essere umano, non abbia percepito la gioia che matura nel trasmettere agli altri, soprattutto ai giovani, l’amore per la conoscenza e, piano piano, l’amore per il teatro e per tutte le altre arti, di modo che, anche a sentir parlare di letteratura e di filosofia, di Metamorfosi e di Sacre Scritture, i giovani diventati anziani non avrebbero abbinato quella sensazione alla immagine di chi seppe imprimerla senza fatica: “Non fatica non dolore / ciò che a essere convien sia / chi vuol esser lieto sia / di doman non v’è certezza” (Lorenzo de’ Medici nella rilettura di Angelo Branduardi con “il trionfo di Bacco e Arianna” nel CD “Domenica e lunedì”, EMI, 1994)