SINISTRI SCRICCHIOLII SUL PROGETTO DELLA ROMA-PESCARA

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SARANNO DUE I TRACCIATI – INTANTO NON E’ INUTILE RILEGGERE UN LIBELLO AQUILANO DEL 1865 CON GLI INSULTI AI SULMONESI

13 febbraio 2021 – Raggiunge nuove tappe il progetto di pre-fattibilità della line ferroviaria Roma-Pescara; riscuote il plauso di Regione Abruzzo e di qualche forza politica. Ma pone il grosso tema della conservazione dell’attuale tracciato, con il servizio in tutte le stazioni, rispetto alla costruzione di un’altra linea, solo in parte coincidente con l’attuale. Il sottosegretario alla presidenza della Regione, Umberto D’Annuntiis, ha detto che “in riferimento alla tratta della media valle del fiume Pescara, in particolare, la soluzione di tracciato in variante individuata non è alternativa al mantenimento della linea attuale per il servizio ai centri non interessati dal nuovo percorso“.

Quando si parla di un tracciato completamente nuovo e non si dice a chiare lettere che deve prevedere un grande tunnel (sostanzialmente da Anversa degli Abruzzi alla Marsica) si dice qualcosa di diverso dall’obiettivo di collegare Roma con Pescara in meno di due ore, che pure è lo sbandierato traguardo al quale si intende pervenire (chi ha scritto di “alta velocità” per giungere da Roma a Pescara non avrà visto neppure la cartina orografica)

E quando si affronta il tema di un nuovo tracciato è bene non dimenticare che su questo si confrontano da oltre un secolo e mezzo gli aquilani da un lato e i sulmonesi dall’altro, ora sorretti anche dai marsicani, che nel 1865 non avevano ancora il peso demografico e politico che hanno adesso. Basta leggere l’interessante libello che fu stampato a L’Aquila proprio alla vigilia delle scelte che l’Italia avrebbe dovuto compiere sulla sua rete ferroviaria: gli insulti a Sulmona facevano parte del politicamente scorretto approccio del capoluogo. Per venti anni L’Aquila cercò di deviare i percorsi delle ferrovie, sia quella della dorsale appenninica, che quella trasversale da Roma a Pescara, appunto. E oggi la città dell’Aquila è molto più in grado di condizionare le scelte delle infrastrutture: lo ha fatto per l’autostrada, facendo costruire un tratto da Torano ad Alba Adriatica praticamente deserto, inutile doppione del tragitto fino a Pescara. Lo farà con maggior forza adesso che è capoluogo di regione e non solo di provincia (come lo era nel 1865), per giunta determinata a far valere fino in fondo i pretesi diritti alla ricostruzione integrale anche se gli aquilani comprano case a Roma incassando la “ricostruzione per equivalente“, cioè lasciando i loro immobili sgangherati al Comune che non sa cosa farne (questo sempre perchè “L’Aquila deve rinascere”: una ricostruzione da… remoto, forse dai Parioli).

Dunque, gli strepiti per strappare la Roma-Pescara all’Abruzzo e confinarla nella città sul cocuzzolo del Gran Sasso si ripeteranno a ritmo incalzante. Non c’è un Ministro Spaventa che confinò quelle pretese nel limbo delle amenità campanilistiche. Oggi ci sono i… ministri competenti e non c’è da stare tranquilli.

Tempi di percorrenza in un vecchio prospetto della Roma-Pescara. E’ il tratto più lento, che andrebbe eliminato con una galleria da Anversa alla Marsica