SINDACO PRATOLANO (MA A LANCIANO…) FA FERRO E FUOCO PER IL SUO OSPEDALE

240
Stampa questo articolo

PARADOSSALE RISVOLTO DEL MODO DI INTENDERE LA RAPPRESENTANZA POLITICA

29 MARZO 2020 – Gli hanno tolto due posti in rianimazione per portarli all’ospedale di Chieti. Non stiamo dicendo che gli hanno trasformato l’ospedale in lazzaretto covid; anzi, non hanno preso nessun malato covid da Chieti o da Vasto per portarlo a Lanciano. Eppure il sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, nato a Pratola Peligna il 9 maggio 1950, non l’ha mandato a dire al “manager” della Asl di Chieti. E molto opportunamente ha messo in risalto che le scelte della direzione generale della Asl “penalizzano” e “rendono insicuro” il suo ospedale, soprattutto “agli occhi dei pazienti nonostante invece ci lavorino medici ed infermieri competenti, rischiando la salute, con generosità, passione e con turni sfibranti”. Non era successo che il “manager” della ASL si fosse presentato con i carabinieri all’ospedale “Renzetti”, come Testa ha fatto all’ospedale di Sulmona. Pupillo racconta (e lo mette per iscritto) che “La direzione aziendale, senza nessun preavviso” aveva trasferito i due posti. E si badi bene che nella sua risposta il manager Thomas Schael ha fatto presente che si era limitato a torvare una soluzione “perché i posti sono esauriti nell’ospedale Hub che tratta i pazienti più gravi. Non abbiamo più posti per i casi disperati, non possiamo più accettarne, mentre alla Rianimazione di Lanciano su sei posti disponibili ne era occupati solo tre. E’ giusto che i cittadini di Lanciano sapppiano che se dovessero avere bisogno di supporto respiratorio per contagio da coronavirus, dovranno essere portati a Chieti, perché la Terapia intensiva del Renzetti è riservata a pazienti n Covid”.

Ecco, appunto. Osservando specularmente la questione, a Sulmona i cittadini debbono sapere che se dovessero avere bisogno di supporto respiratorio da qualsiasi reparto dell’”Annunziata” dovranno essere portati a L’Aquila o Avezzano perché la terapia intensiva a Sulmona è riservata a pazienti Covid. Senza che il territorio sia stato informato (e questo può essere il meno, in uno stato di emergenza estrema) e senza che si sia valutato il rischio al quale si espongono tutti i malati di un ospedale che non ha sbocco in terapia intensiva per qualsiasi necessità, cosicchè, magari, il prossimo passo sarà quello di trasferire tutti i malati “no Covid” in altri ospedali e riservare Sulmona a lazzaretto; quello stesso lazzaretto che nessuno ha voluto in Abruzzo.

Il sindaco pratolano di Lanciano ha fatto ferro e fuoco contro la semplice decisione di spostare due letti di rianimazione. E’ andato anche in televisione, in un incisivo intervento che ieri sera ha trasmesso Telemax. Qui la pratolana Antonella Di Nino, la sulmonese “imprenditrice” Annamaria Casini, la prezzana piazzista di test sierologici Marianna Scoccia rispettano la sosta del fine settimana e diventano poliglotte, tacendo in sette lingue. Si aggiungono dagli angoli della Valle Peligna il sindaco di Pacentro Angelucci, quello di Pettorano e via via gli altri che semmai hanno minori responsabilità perché rappresentano qualche centinaio di residenti. Meritano che si espianti questo ospedale, che così com’è attira solo insani progetti di ASL e Regione. Con le loro forze politiche di riferimento non hanno saputo evitare che Sulmona perdesse il tribunale e diventasse la discarica di rifiuti dell’Abruzzo e la sede di una centrale Snam altamente inquinante e con i loro delittuosi silenzi di adesso lasciano che si compia l’ulteriore disegno di devastazione del tessuto sociale della Valle Peligna.

Chi li ha votati si faccia un esame di coscienza.

Please follow and like us: