SINDACI SALTAFOSSI IN RIUNIONE AD AVEZZANO

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SULLA FERROVIA INSISTONO PER IL COLLEGAMENTO DA CIVITAVECCHIA A ORTONA, AUTENTICO JOLLY DELL’AQUILA CHE INTANTO COSTRUISCE LA LINEA DA PASSO CORESE A RIETI –

15 APRILE 2021 – I sindaci della Marsica e quello di Sulmona si riuniscono oggi alle 16,30 ad Avezzano per parlare della “velocizzazione della linea ferroviaria Roma-Avezzano-Pescara“. Sarà studiata l’ipotesi di munire questo tracciato di un ulteriore binario da Roma fino a Mandela, per evitare che il traffico dei convogli dell’intera percorrenza possa essere rallentato dalle interferenze dei collegamenti per pendolari che grava sulla Capitale. Si parlerà anche di una nuova fermata, quella di “Carsoli AV” e, poi, del potenziamento del tratto da Sulmona a Pescara.

Speriamo che questi saltafossi si rendano conto che, fin quando parlano di cose marginali e si intestardiscono a chiamare “alta velocità” quella che non potrà mai essere alta velocità sull’Appennino, lasceranno campo libero alle strategie aquilane, dove il Consiglio comunale proprio nei giorni scorsi ha votato una mozione per il collegamento ferroviario veloce sulla direttrice “Pescara-L’Aquila-Roma”. Sono state inoltre raccolte più di 8.000 firme per istituire il collegamento ferroviario Rieti-Passo Corese ( e, quindi, Poggio Mirteto che si trova sulla Roma-Firenze); da Rieti, poi, come andiamo ripetendo da anni e con maggiore intensità negli ultimi mesi, il collegamento con L’Aquila già c’è; verrebbe elettrificato il tratto da L’Aquila a San Rufino (che non è la stazione di Sulmona) e, quindi, il progetto si riallaccerebbe al potenziamento del tratto da Pratola Peligna a Pescara, con un inutile traforo del Morrone in corrispondenza delle gole di Popoli e Bussi.

Siamo la “voce che declama nel deserto”, perché tutte le fonti di informazione seguono pedissequamente le scempiaggini di Rete Ferroviaria Italiana e, in particolare, le segreterie aquilane dei partiti, che avranno buon gioco nel far passare la linea Passo Corese-Rieti come una spesa della “ricostruzione” dopo il terremoto, quindi a portata di mano, mentre la rettificazione del tratto da Pescina ad Anversa degli Abruzzi non può aspirare a nessun capitolo di pronto utilizzo.

Anche nella scorsa estate abbiamo rilanciato l’allarme, dedicando al problema concreto della alternativa di Passo Corese-Rieti-L’Aquila il paginone centrale del numero a stampa de “Il Vaschione” (“Per la Roma-Pescara ci vuole una task, forse“). Ed abbiamo continuato a sentire le oche sempre più attive a pontificare sull’alta velocità, senza alcun accenno alla realtà concreta che emerge dai convegni organizzati dagli aquilani, dalla raccolta di firme, dalle relazioni con le segreterie nazionali dei partiti. Infatti nessuno dei politici della Marsica e della Valle Peligna che hanno rilasciato dichiarazioni di impegno per i collegamenti tra Adriatico e Tirreno ha mai fatto riferimento alla manovra ripresa (dopo 130 anni dall’insuccesso per la scelta di Silvio Spaventa) dalla città dell’Aquila per rientrare in un collegamento ferroviario di prim’ordine. Ovviamente a perdere di più sarà la Marsica, visto che, sebbene a San Rufina, cioè in una stazioncella come quella di Vallelarga, Sulmona sarebbe sempre lambita da questa stramba progettazione. Ma il sindaco di Avezzano, Giuseppe Di Pangrazio, pare dorma sonni tranquilli e, anzi, plaude al governo regionale e a quello nazionale che stanno cucinando lui e i suoi colleghi marsicani; seguita a blaterare sull’asse di collegamento Civitavecchia-Ortona della Zona Economica Speciale, che è argomento principe degli aquilani e che, guarda caso, può passare meglio proprio da Passo Corese-Rieti-L’Aquila-Pescara-Ortona (qualcuno lo sveglierà con discrezione e gli dirà come stanno le cose, ma sarà troppo tardi).

Sulmona, dunque, ci perde di meno, ma ciò non toglie che questa ulteriore stortura (dopo quella della biforcazione dell’autostrada Tirreno-Adriatico), per sostenere con l’ossigeno una città nata per altre epoche storiche e con altre esigenze come L’Aquila, costerà moltissimo alla Nazione e alla velocità e sicurezza dei traffici; potranno farne conti e bilanci le generazioni future. E forse proprio per questo i saltafossi che dovrebbero rappresentare le nostre comunità continuano a riunirsi senza parlare del vero nodo del problema e si esaltano ad inneggiare ancora alla “alta velocità” oppure a parlare dell’altro binario da Roma a Mandela e della fermata “Carsoli AV”.