SE I QUOTIDIANI SNOBBANO LA CRONACA

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L’OCCUPAZIONE DELLA “POLITICA” TRA LE CAUSE DEL DECLINO DEI FOGLI DI PROVINCIA

18 OTTOBRE 2019 – Le fortune dei giornali di provincia erano direttamente legate all’importanza che riservavano alla cronaca nera. E lo avevano capito bene al “Tempo” e al “Messaggero” anche prima che fosse pubblicato “Il Centro”. Ma ci fu un momento nel quale questa sacrosanta verità fu snobbata e i giornali diventarono piatti e noiosi; potevano essere scritti all’alba per il giorno dopo: tanto tutto quello che succedeva fino a sera non valeva di più delle lodi a Gaspari (da parte del “Tempo”) o alla radical sufficienza e al progressismo salottiero (del “Messaggero”). La cronaca diventò un pasto per il lettore inferiore, che non sapeva assecondare i nuovi orizzonti dei “think-tank”, dei pensatoi. Il risultato fu che siccome il pasto lo sceglie chi mangia, quando arrivò “Il Centro” la gente riscoprì le qualità di un giornale fresco.

L’episodio che risale all’anno precedente la pubblicazione di questo giornale regionale è tutto da raccontare per quanto riesca a rappresentare lo stato delle cose e la china che prese il giornalismo fatto di retroscena politici, di articoli sotto dettatura del parlamentare di riferimento, dei narcotizzanti corsivi nella prima pagina regionale, che rubavano spazio alle notizie e alle immagini.

Il Procuratore della Repubblica, Elio Stella, mentre compie i rilievi

A Roccacasale negli anni Ottanta, poco dopo l’ora di pranzo, esplose un piccolo stabilimento per i fuochi di artificio. In un attimo le fiamme distrussero pure gli alberi e i fili d’erba del terreno, divorarono l’utilitaria dei padroni della piccola attività artigiana e, purtroppo, uccisero anche i coniugi che con tanta buona volontà proseguivano una tradizione piuttosto radicata a Pratola Peligna; tanto consolidata che gli spari si esportavano in tutte le feste patronali d’Abruzzo e di fuori Abruzzo. Quando ancora la terra fumava per il micidiale fuoco, giungemmo per un servizio fotografico che contenne in tutto una quindicina di scatti (si doveva risparmiare in pellicole), ma aveva il grande pregio di essere già concluso mentre sul posto arrivava la concorrenza del “Messaggero”.

 

Il figlio della coppia di artigiani rimasti uccisi mentre parla con il vice-questore Vincenzo Pinto (sulla sinistra) e i Carabinieri

Le immagini parlavano da sole: quasi non c’era bisogno di raccontare la sequenza degli avvenimenti, un po’ perché era purtroppo molto semplice, un po’ perché ci sarebbero volute doti di grande scrittore per trasmettere al lettore quello che si leggeva nel viso stravolto del figlio della coppia di operosi artigiani mentre i corpi dilaniati giacevano ancora lì vicino. Solo un artista della penna avrebbe potuto rappresentare lo smarrimento dei Carabinieri e la perplessità dello stesso Procuratore della Repubblica, Elio Stella, in quell’odore aggressivo di polvere da sparo: le immagini, invece, davano subito l’idea dello sbigottimento dei soccorritori e degli stessi inquirenti. C’era anche la foto dell’ingegnere dei Vigili del Fuoco che aveva spiegato come non necessariamente qualcuno doveva aver usato imprudentemente un accendino o un fiammifero, perchè talvolta la stessa elettricità nell’aria può innescare l’esplosione di materie che in gergo si definiscono particolarmente nervose.

I resti della utilitaria che si trovava distante dal magazzino degli esplosivi

Nel repertorio di fotografie si poteva scegliere una sequenza di quattro o cinque da pubblicare al posto delle frasi che in genere sono tutte uguali e talvolta anche stucchevoli. Invece alla redazione di Roma (dove fino al 1988 si impaginavano le notizie da Sulmona) fu presa una foto che da lontano mostrava un capannello di carabinieri in divisa e in borghese nel quale a mala pena si distinguevano gli uni e gli altri che, comunque, non aggiungevano o toglievano niente al racconto del drammatico evento e che in genere fanno da riempitivo (è la foto che adesso ha un senso perchè mostra un riccioluto maresciallo Vincenzo Contestabile). I più sorpresi, ovviamente, furono i due cronisti del Messaggero che mai avrebbero sperato in questo autogol. La strada del declino era cominciata da un po’, con nomine di redattori super-raccomandati dalla “politica”, come si direbbe oggi per non prendersi responsabilità; in realtà raccomandati da Gaspari, Natali, che facevano incetta alla Rai, ma non disdegnavano di piazzare mezze cartucce anche nelle redazioni dei giornali, che poi alla fine, come ci aveva confessato qualche anno prima l’avv. Gustavo Marinucci mentre in Piazza XX Settembre aspettava dei clienti, “per dire buongiorno ci mettono una colonna di piombo”.

La foto scelta dai redattori di Roma: la meno utile. Ha acquistato un interesse di rimbalzo, perchè mostra un maresciallo Vincenzo Contestabile con chioma fluente…

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