SCOPERTO IL GHOST WRITER DEL QUIRINALE

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RIFLESSIONE DA MESSAGGIO ALLE CAMERE DI FABIO SPINOSA PINGUE

10 LUGLIO 2019 – Un tale equilibrio non lo notavamo da anni, nelle difficili fasi della tutela del territorio peligno. Fabio Spinosa Piingue è così ponderato nelle sue dichiarazioni sul metanodotto, da superare finanche le doti di equilibrio per sconfinare quasi nell’equilibrismo.

Ce ne rende ampio resoconto Il Germe, giornale che avrà tutti i difetti, ma non quello di farsi trovare impreparato al passaggio dei carri dei vincitori (su uno di questi si presume essersi insediato il già presidente dei giovani industriali abruzzesi, già politico di buone e troncate speranze, già incoronatore all’aglio di Publio Ovidio Nasone). Dire che le frasi riportate dal giornale che fu di Carlo Tresca sono frasi dettate da uno scrupolo istituzionale è poco: si va oltre, perchè sono frasi che sottoscriverebbe Sergio Mattarella, tanto che ci viene il sospetto che Fabio Spinosa Pingue sia il vero ghostwriter del Quirinale. Insomma, esattamente il contrario di quello che avrebbe riportato Carlo Tresca, che anche in un recente convegno alla Camera del Lavoro ci è stato descritto per quello che conoscevamo: un anarchico che con il salvataggio di capra e cavoli non intendeva neanche misurarsi, figuriamoci scriverci un giornale…

La sfida

Oddìo, adesso stiamo esagerando, perchè anche Spinosa Pingue, come Tresca, lancia sfide allo stato (quello con la s minuscola, hai visto mai che il Quirinale revochi l’incarico di ghostwriter; allo Stato non si lanciano sfide, come si può fare con la Snam): “Questa è la sfida che lanciamo allo stato e a Snam. Noi pretendiamo di condividere il progetto. Altrimenti non siamo d’accordo, ma certo non risolviamo il problema“. Insomma il periodare non è molto lineare: pretendiamo di condividere, non siamo d’accordo, non risolviamo il problema; allora che si fa? risolviamo l’accordo, accordandoci al progetto e lasciando le pretese?  Sembra di sentir parlare Fabbricacultura che aveva diramato un comunicato poi attribuito a DMC. Questo equilibrio de noantri ci fa sovvenire le frasi sconnesse con le quali lo Spinosa Pingue ci seguì per il Corso e a Piazza XX Settembre, qualche anno fa, in una tiepida serata che doveva essere stata preceduta da abbondanti libagioni, per dissentire da un articolo pubblicato su queste colonne.

Ma tornando al messaggio alle Camere, occasionalmente collocato dal Germe nella terrazza di questa DMC che paghiamo noi:  che moderazione! che contemperamento delle opposte esigenze! che scrupolosa ricerca dell’accordo in luogo della battaglia. Deve lui aver ispirato Sergio Mattarella a recarsi sabato scorso ai Campi Palentini per ricordare la battaglia di Tagliacozzo e concludere che non bisogna mai scontrarsi. Ve la sareste mai aspettata l’assegnazione dei compiti alla politica “a cui dovrebbe essere demandato il compito di interpretare la realtà, precorrere gli eventi, governare i processi e prefigurare gli scenari futuri. In una parola, dare risposte concrete alla comunità, con intelligenza e, laddove necessario, realismo“? Forse la politica sarebbe stata questa se Fabio Spinosa Pingue fosse stato promosso, anzichè bocciato dagli elettori una trentina di anni fa, prima di essere ridotto, come evoca De Andrè, a dare buoni consigli non essendo più in grado di dare il cattivo esempio. Ma, siccome il contatto con questa melassa ci ha già impiastricciato le mani, non possiamo riprendere frase per frase questo pensoso approdo pinguino e preferiamo rimandare il lettore all’articolessa così come pubblicata dal Germe.

La contropartita

Ce n’è per tutti i gusti della scala istituzionale della moderazione, per arrivare all’esplosione finale, alla uscita di sicurezza costituita da una contropartita che la città potrebbe chiedere alla Snam per questa pestifera installazione e il pinguino fuori stagione apre le porte alla trattativa da parte della comunità “che un giorno potrebbe ritrovarsi con quest’opera approvata suo malgrado. A quel punto, tutti noi , in quanto membri di questa collettività, saremo a rimproverarci di non aver fatto niente per migliorala, per ottimizzarla, per ridurne l’impatto. Solo da questo siamo mossi. Non si presentano progetti di questa portata con la violenza che lo Stato e Snam hanno seguito nel metodo”. Perbacco, la conclusione è pirotecnica e riconquista anche la maiuscola allo Stato, del quale si evocano senza mezzi termini i metodi violenti.

La violenza dello Stato e della Snam

Ma de che? direbbero a Roma. Un progetto che risale almeno a dieci anni fa; una approvazione del Consiglio dei Ministri che il 22 dicembre 2017 aveva anche convocato la Regione Abruzzo e vide presentarsi Giovanni Lolli (e abbiamo detto tutto); un paio di ricorsi al TAR senza neanche la richiesta di inibitoria, tanto per dar modo al Governo di passare alla fase più propriamente esecutiva… e il moderato Fabio Spinosa Pingue parla di “violenza dello Stato e della Snam”? Va bene che il Governo ha convocato la Regione e non lui; va bene che tutto il tempo di contrastare il progetto il singolo imprenditore Pingue l’ha impegnato a mettere l’aglio sopra a Ovidio oppure a servire polenta a Ferragosto ai vecchietti, mentre poteva chiamare alla pugna,  come è stato fatto in Tribunale da persone e ruoli che sul tema dibattuto in concreto avevano la stessa legittimazione che ha Pingue per la Snam e per lo… stato; ma dire che lo Stato e la Snam (una specie di endiadi nobilitante per la seconda) hanno usato violenza non è più da suggeritore del Quirinale; è da grillino incompetente, guarda caso di quella parte politica che il non-riconosciuto opinion-leader mette nel fascio delle erbe delle forze politiche, con il qualunquismo che è tipico degli equilibristi; di quelli che danno sempre consigli alla politica perchè non possono dare più il cattivo esempio.

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