QUELLO CHE DICONO LA SERA RINNEGANO LA MATTINA

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SCONCERTANTE PASSO INDIETRO DEI SINDACI PER L’AMMINISTRAZIONE DEL COGESA

31 AGOSTO 2020 – La maggior parte dei sindaci del centro-Abruzzo deve fare pace con il cervello. A primavera una coalizione bulgara conferma alla carica di amministratore unico del consorzio per la raccolta dei rifiuti (COGESA) Vincenzo Margiotta; a luglio la stessa maggioranza decide che è meglio depotenziarlo, per passare ad un consiglio di amministrazione. Cosa sarà successo nel frattempo? La Valle Peligna sarà stata invasa dai rifiuti di Roma Capitale, qui convogliati con una specie di atto di sottomissione che Luciano D’Alfonso, governatore abruzzese, ha preteso da Virginia Raggi, sindaca di Roma? Oppure sarà accaduto l’imprevedibile, che, cioè, i fanghi velenosi del porto-canale di Pescara saranno stati interrati nella discarica del COGESA senza neppure essere trattati? Oppure che, pure dalla mattina alla sera e senza preavviso, i rifiuti dell’Aquila convergessero sull’impianto di Noce Mattei, senza neppure pagare un corrispettivo come per i rifiuti romani, e per giunta arrivassero indifferenziati, l’organico con la plastica e il metallo perché gli aquilani si tediano a seguire la raccolta differenziata, ancora traumatizzati dal terremoto del 2009? Oppure sarà successo che dopo il voto a maggioranza bulgara di questi rappresentanti dei Comuni del centro-Abruzzo (per l’occasione esteso ad Aquila), qualcuno si sarà messo una mano sulla coscienza per le pestilenziali emissioni dell’impianto, che hanno fatto scendere in strada gli abitanti delle Marane impediti pure a dormire nelle notti da favelas brasiliane?

Niente di tutto ciò, perché il disastro di questo puzzle è stato composto pezzo per pezzo ben prima che questi campioni della rappresentanza, questi sindaci che pensano di governare senza alcuna considerazione dell’interesse generale, applaudissero al 98% l’amministratore unico nel suo genere. L’obiettivo molto concreto era quello di riscuotere il corrispettivo dei rifiuti di Roma, allargare il consorzio fino al Gran Sasso per allargare i bilanci e le assunzioni, tacitare le reazioni a questa dissennata politica quando gli effetti si mostravano in termini di vivibilità di una gran parte della Valle Peligna. Tutto era successo ben prima dei forsennati applausi al 98%.

Neppure la tecnica contabile di ingigantire i numeri per banalizzare le perdite è servita a presentare un bilancio 2020 accettabile; e in realtà il bilancio, che doveva essere approvato entro il 30 giugno, a fine agosto non è stato ancora approvato, anzi è stato esplicitamente respinto da chi per legge lo deve verificare. Fosse stato per i sindaci che votano a comando, pure le perdite sarebbero passate: a maggioranza, perché, secondo questo falso concetto della democrazia, non deve essere di ostacolo alla volontà popolare anche un bilancio che non indica come ripianare le perdite o come sopperire ai mancati pagamenti di debitori sottoposti a procedure concorsuali.

Poi, nel volgere di alcune settimane, il modello dell’amministratore unico viene sconfessato e si opta per il consiglio di amministrazione. Ovvia la chiave di interpretazione di questa conversione: le responsabilità dell’esecutore della sconcertante politica di Andrea Gerosolimo, ex assessore regionale alle aree interne che ha fatto della Valle Peligna la discarica del centro-Italia, debbono essere diluite nelle persone dei quattro allocchi che dovranno comporre il consiglio di amministrazione.

Prima che i sindaci che gestiscono in questo modo il mandato loro conferito rendano conto di tanta disinvoltura, qualcosa di imprevisto ha mandato in tilt il meccanismo, Sono state le proteste dei cittadini che a questo mercato strano non vogliono sottostare: quelli che hanno provocato il blitz del nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, spedito a Noce Mattei da una Procura della Repubblica diversa da quella di Sulmona. E’ stato l’intervento di un abitante della Marane dalle idee chiare, che nel corso di una pantomima organizzata per dare agio a Vincenzo Margiotta di ripetere cifre e metodologie inconcludenti, ha detto chiaro e tondo di preferire spendere cinque o seicento euro all’anno in più di tassa di rifiuti che ritrovarsi a Noce Mattei i rifiuti dell’Aquila e quelli di chissà quanti altri territori e lasciare che la Valle Peligna sia devastata ancora. Questo è l’unico bilancio che può quadrare: beninteso dopo aver depennato tutte le spese inutili che hanno costretto all’aumento della tassa per la raccolta. E stai a vedere che neanche si richiederà un euro di tassa in più.