QUANDO TORNERANNO LE “MUTATE FORME” FINITE ALL’AQUILA?

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La punzonatura americana

PICCOLA STORIA DI UN MANOSCRITTO

18 MAGGIO 2019 – Di una rara edizione delle “Metamorfosi” il bibliotecario Mario Marcone procurò che mettesse le radici a Sulmona in onore del suo autore, sulmonese puro sangue Publio Ovidio Nasone. Ci riuscì e la fece comprare dalla Cassa di Risparmio dell’Aquila, negli anni Settanta, al non modico prezzo di dieci milioni di lire, cioè quello che costò tutta la biblioteca Giovanni Pansa che si trovava in Via De Nino e che fu comprata dal Comune di Pescara. Le “Metamorfosi” venivano dagli Stati Uniti ed avevano preso il volo (o la rotta marina?) molto tempo prima. Furono esposte in una vetrina della Cassa di Risparmio, ai portici vicino all’Annunziata e poi conservate in una teca nel salone della banca, in modo che tutti, tra un assegno a vuoto da coprire e l’implorazione di un mutuo, potessero vederle ed elevarsi rispetto alle miserie terrene.

Da quando la Cassa di Risparmio è stata devastata dalla finanza asservita alla politica aquilana, delle Metamorfosi non si sa il destino. Pare siano andate a Modena, sede della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che ha rimediato ai “buffi” degli aquilani, ma pare anche che il prezioso manoscritto sia stato rispedito “per competenza” a L’Aquila, dove viene conservata una “Fondazione Carispaq” senza Carispaq, che elargisce contributi a vario titolo per sostenere le campagne elettorali dei parenti dei vari componenti.

Ora è da vedere quale sia la competenza aquilana, posto che Sallustio non ha mai scritto un verso delle Metamorfosi ed era un mediocre storico. Tra poco, mercè la Deputazione di Storia Patria, scopriremo che Ovidio aveva scritto le “Mutate Forme” in un sito individuato nei Quattro Cantoni e che comunque, per garantire la ricostruzione del capoluogo, anche la cultura deve contribuire.

 

Il volume come si presentava negli anni Settanta

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