PRIMA DI QUELLA VISITA LA REGIONE NON POTEVA METTERE MANO A BUSSI

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SUONI DI TROMBE PER LA TRASFERTA “ISTITUZIONALE” SULLA BONIFICA MENTRE IL PRESIDENTE PENSAVA GIA’ AD ALTRO

17 FEBBRAIO 2020 – La fantasia non è mancata ai molti protagonisti della bonifica del sito ex Montedison a Bussi: qualcuno aveva pensato di farlo rientrare tra i fondi per la ricostruzione, come se il desolante panorama di capannoni semidiruti e di archi in ferro arrugginiti fosse conseguenza delle scosse aquilane. Certo: tutto fa brodo. Ma pensare che una realtà accertata nel 2007 come tossica e devastante, oltre che devastata, possa essere toccata dalla bacchetta magica dei miliardi destinati a raffica per il sisma del 2009, vuol dire prendere in giro gli stessi terremotati e i Comuni a valle, che non hanno bisogno di alcuna ricostruzione, ma solo di una bonifica. Anzi, meno si costruisce, meglio è.

Fatto sta che, nella confusione concettuale, oltre che terminologica, di questi anni si è aggiunta la visita fatta nella settimana scorsa dalla commissione regionale che dovrebbe studiare le linee per la bonifica. La visita è stata denominata “istituzionale”, manco fosse stata decisa da Mattarella. Si tratta di una serie di politici, eletti al consiglio regionale e in parte assistiti da tecnici, che si sono recati, buon ultimi, sulla terra inquinata, nei pressi dei capannoni e sotto il viadotto dell’autostrada. Cosa abbiano potuto aggiungere alla nozioni che potevano venire loro da uno studio delle migliaia di pagine di studi, relazioni, controrelazioni, accertamenti giudiziali che non sono mancati in questi tredici anni dalla scoperta della discarica più grande d’Europa trovata da Guido Conti e dai suoi collaboratori della Forestale è un mistero grande. Con aria pensosa, come se il sito fosse stato scoperto ieri, i protagonisti di questa “visita istituzionale” hanno guardato la terra (che è la stessa che sta lì da qualche centinaio di anni, tranne i punti nei quali è stata rimossa per gli scavi) e che già dice poco ad un tecnico senza strumenti, figuriamoci quanto possa dire ad un politico senza nozioni tecniche.

Ma la visita, al contrario di quelle che possono compiere (ed hanno compiuto) i giornalisti e il popolo bue, è stata una “visita istituzionale”. A presiederla è stato il candidato trombato del centro sinistra alle ultime elezioni, avv. Giovanni Legnini, che affrontò la campagna elettorale con una continua acidità di stomaco a giudicare dalla faccia che faceva ai comizi. E il paradosso ha raggiunto il livello massimo di… tossicità quando si è scoperto, due giorni fa, che Legnini era stato già designato per il ruolo di commissario alla ricostruzione; quindi era già del tutto un marziano rispetto alla commissione che presiedeva. Del resto, la faccia di chi si trovava per caso a passare è apparsa immagine ancora più significativa, quasi a voler sottolineare: “Non me ne può fregare di meno”. Queste sono le visite istituzionali; poi ci sono quelle più superficiali…

Nella foto del titolo: il panorama nuovo che la commissione regionale ha dovuto studiare nella “visita istituzionale” della settimana scorsa