Prescrizione, indegno esito per l’avvelenamento di Bussi

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Il fiume Pescara subito dopo la discarica di veleni nascosti

Il terreno sopra la discarica

Le segnalazioni della discarica di Bussi accanto ad un pilastro dell’autostrada

“LA TERRA CHE NON HA NESSUNA COLPA DEL DELITTO CHE NASCONDE” E’ IL MONITO PER QUELLI CHE NON HANNO FATTO IL LORO DOVERE

29 SETTEMBRE 2018 – La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio le condanne della Corte d’Appello per la mega-discarica di Bussi sul Tirino. Quattro degli imputati (Luigi Guarracino, Giancarlo Morelli, Leonardo Capogrosso e Salvatore Boncoraglio) sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Per gli altri è stata applicata la prescrizione.

Dunque, se è stata applicata la prescrizione, il fatto sussiste.

Quindi non è stata una invenzione o un colpo di sole di Guido Conti se la terra, dinanzi alla stazione di Bussi sulla linea Pescara-Roma, è stata infarcita di veleni di ogni tipo e dei tipi più dannosi, quelli che per decine di anni hanno inquinato le falde di tutta la Val Pescara e che forse ci regalano ancora prodotti ortofrutticoli contaminati, come contaminati di mercurio erano e sono i capelli dei pescatori di Pescara.

Forse per la fabbrica che ha prodotto e interrato quei veleni la scoperta della Guardia Forestale, nel 2007, doveva essere insabbiata anch’essa. Ma nella società italiana possono venire rigurgiti di spirito civico e i servitori dello Stato, nelle forze di polizia, nella magistratura, nell’avvocatura possono… resuscitare anche i rifiuti nascosti; e questa reazione, se non serve a infliggere le pene ai responsabili, ottiene almeno l’innegabile risultato di far sapere che lì c’è veleno e che tutti, ciascuno per la loro parte, debbono evitare che faccia ancora danni. Perciò non condividiamo la conclusione che occhieggia stamane sulle pagine di alcuni giornali: “non è servito a niente”. La bonifica, invece, si dovrà fare: magari non a spese di chi ha danneggiato, ma a spese dello Stato, perché è inconcepibile che dalla “Tremonti” continuino per i prossimi decenni e secoli ad irradiarsi le sostanze tossiche. Speriamo, inoltre, che questo caso giudiziario serva a scuotere gli… uomini di buona volontà affinchè il sistema giudiziario italiano torni ad essere quel meccanismo efficiente che nel secondo dopoguerra ha consentito all’Italia di avere punti di riferimenti certi per la sua rinascita. Se si matura una prescrizione, occorre vedere come e per colpa di chi si è maturata, mentre adesso nessuno chiede conto a nessuno se anche il processo del secolo, in ambito ambientalistico, si è chiuso con una prescrizione.

Tutti, compresi i magistrati, debbono sapere che su di loro veglia un meccanismo che li incolperà con la stessa legittimazione morale e giuridica con la quale sono stati incriminati i diretti autori degli illeciti. Una società non può consentire che alla domanda sulle responsabilità si risponda: “non lo so”, oppure “lo so, ma non posso fare più niente”, perché una società che rinuncia così al suo territorio e lo svende per dare un lavoro effimero è destinata ad avvelenarsi nella sua essenza, a rinunciare al futuro.

Mai come nella notte trascorsa al Palazzo di Piazza Cavour, nella Corte Suprema di Cassazione, sembra essere echeggiato il verso di Publio Ovidio Nasone: “La terra che non ha nessuna colpa del delitto che nasconde”. Il Sulmonese lo scriveva nelle “Metamorfosi” a proposito di uno stupro che, compiuto da un fiume, veniva nascosto dalla terra, obbediente senza volerlo ai disegni di divinità indegne. Come molti altri, anche questo verso di Ovidio sembra profetico, per una terra che forse lo stesso giovane poeta avrà attraversato in una delle gite con il fratello quando ancora vivevano a Sulmona. E di questo verso “Il Vaschione” ha fatto il titolo di una SEZIONE da ormai diversi anni, per raccogliere tutti gli articoli sulla vergognosa vicenda di Bussi. Abbassino la cresta tutti quelli che gridano al successo nella notte del “Palazzaccio”; ma si vergognino anche tutti coloro che non hanno fatto quello che era scritto nei loro doveri o lo hanno fatto male, perché è solo loro la colpa di non aver punito uno stupro.

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