“PREGO, PRENDA IL BIGLIETTO E TORNI TRA UN’ORA”

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UNO SPORTELLO NEI GIORNI SCORSI – La situazione peggiorerà l’anno prossimo per gli effetti di “quota cento”

PARADOSSALE DISSERVIZIO ALLE POSTE PER SPEDIRE UNA RACCOMANDATA 

9 DICEMBRE 2019 – Un’ora e cinque minuti per inoltrare una raccomandata all’ufficio centrale delle Poste: è il record di stamane, quando l’utente alle 12,46 ha ritirato il biglietto della fila per le operazioni della corrispondenza, contando di poter far partire una raccomandata 1 (di quelle che arrivano il giorno dopo) che deve essere accettata entro le ore 13. E infatti poi, alle 13,51, la raccomandata è stata accettata, ma partirà domani, quando avrebbe dovuto essere consegnata a Roma. L’ufficio funzionava al 50% nonostante siamo in dicembre: 4 sportelli su 8 erano presidiati dagli impiegati che in verità facevano del loro meglio. Gli altri, vuoti…

Ma 65 minuti per arrivare allo sportello non si possono sentire. Ormai s’è capito che “Poste Italiane Spa” non pensa più alla corrispondenza e rompe i maroni ai clienti cercando di far loro sottoscrivere depositi, oppure aprire conti correnti, o inaugurare contratti per la telefonia oppure comprare carta e articoli vari da cancelleria.

Del resto, non si comprende perché, proprio ancora a Sulmona la settimana scorsa siano state imbucate nelle stesse cassette le “strisciate” degli avvisi per mancata consegna sia del giorno stesso che di quello precedente: segno evidente che il giorno precedente non era passato nessuno e tanto meno aveva lasciato l’avviso.

In Italia l’autorità per la concorrenza ha aperto un dossier contro Poste Italiane perché ormai dappertutto i portalettere non suonano neppure e lasciano gli avvisi (così finiscono prima il giro), costringendo gli utenti a lunghe file agli sportelli. Le Poste, così, si rendono inadempienti alla convenzione che hanno a suo tempo firmato con il Ministero e offrono un servizio che altri potrebbero fornire meglio.

L’educazione e lo spirito di collaborazione degli utenti hanno fatto in modo che stamane non si ripetessero le scene alle quali si trovano ad assistere gli impiegati, quando qualcuno sbrocca perché nel terzo mondo le poste forse funzionano meglio.

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