PORTA APERTA PER IL PROTOCOLLO CONTRO LA CRIMINALITA’ MAFIOSA IN ABRUZZO

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IMPEGNO COMUNE AL DI LA’ DELLE CONTRAPPOSIZIONI TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE IL NEGAZIONISMO DI COMODO ED UN PRECEDENTE GIUDIZIARIO ILLUMINANTE

La consigliera regionale della Lega, Antonietta La Porta, nella sua qualità di Presidente dell’osservatorio regionale della Legalità, interviene in merito alla richiesta del Pd fatta alla Regione di istituire un protocollo d’intesa con le  Prefetture, le  Province e altri soggetti rappresentativi per contrastare la criminalità mafiosa.

“Si tratta di una richiesta che condivido ed accolgo. Nella progettualità dell’Osservatorio sono previste iniziative mirate a coordinare e diffondere la cultura della legalità. Sicuramente l’istituzione di un protocollo d’intesa favorirebbe il rafforzamento degli strumenti di prevenzione e contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata in un ampio panorama che vede coinvolti settori di sviluppo economico e produttivo” dichiara la presidente dell’Osservatorio  “Le istituzioni  hanno il dovere di impegnarsi a far si che cresca la coscienza democratica e civile. Bisogna mantenere il livello di guardia alto soprattutto in questo momento di grande difficoltà per le imprese a causa della pandemia. Come emerge dall’ultimo rapporto della DIA nei primi mesi del 2020 il numero dei reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso è raddoppiato rispetto all’anno precedente. Serve l’impegno di tutti noi, delle istituzioni innanzitutto, e dei cittadini per favorire la legalità.”

Nella foto del titolo e qui sopra uno scorcio di Pacentro con una maschera in pietra per una fontana che non c’è più. Ma anche da lì potrebbero venire interessanti spifferi informativi.

La dichiarazione della consigliera della Lega giunge proprio oggi che si viene a sapere di sequestri di beni a Pacentro e di quote societarie a Villalago in indagini che, svolte da una DIA, pongono in primo piano la grave realtà di infiltrazioni nel territorio non più soltanto sussurrate. Una parte del panorama politico in Valle Peligna reagì l’anno scorso alle prime indiscrezioni in ordine alla presenza di mafia e camorra a Sulmona e nel circondario, sostenendo che così si faceva l’interesse contrario all’economia della zona: più o meno quello che disse Berlusconi venti anni fa, per poi far scoprire agli Italiani che proprio lui dalla mafia ha avuto i soldi ed ha conquistato il Governo (come affermano sentenze che Di Battista ha letto con megafoni davanti ad Arcore senza che ovviamente nessuno potesse arrestarlo) e come del resto si è saputo di Giulio Andreotti fino al 1981 (onde fu applicata nei suoi confronti la prescrizione e non fu assolto). L’establishment politico sulmonese ha continuato pervicacemente a negare queste infiltrazioni; ora forse sosterrà che si sono dimostrati i sequestri a Pacentro e a Villalago, quindi Sulmona è ancora indenne.

Sta di fatto che proprio al Tribunale di Sulmona lo scorso anno si è tenuto un processo per diffamazione in quanto un rappresentante di cooperativa inserita nel servizio di guardiania al Comune, condannato per un paio di omicidi legati alla ‘Ndrangheta e uscito dal carcere di Sulmona, si sentì diffamato perchè, accennando a quella strana vicenda su facebook, qualcuno aveva affermato che “la mafia è una montagna di merda anche se te la trovi a trattare ad un tavolo del Comune“. E il giudice ha assolto chi aveva scritto questa frase di… lesa tranquillità. Del resto, era la stessa vicenda per la quale la sindaca lasciò urlando l’aula nella quale si teneva il Consiglio comunale quando le furono chiesti chiarimenti. Ognuno può consolarsi come vuole: nel 1969, dopo una slavina a Monte Pratello (nella quale morirono tre persone), gli operatori economici di Roccaraso chiesero alla stampa di non divulgare la notizia, perchè sennò nessuno andava più a sciare nell’Alto Sangro. Ognuno può relazionarsi con i problemi sociali come più gli fa comodo.

Ora la posizione di Antonietta La Porta può contribuire a svelare una coltre: si può contare sul fatto che, pur appropriandosi di soldi dello Stato indebitamente (49 milioni da restituire in ottanta anni), la Lega non è ancora accusata di connivenze con mafia e camorra, al contrario dell’alleato Silvio Berlusconi. E questo è un buon inizio di battaglia.