POLITICA DISCENDENTE E DI PLASTICA

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UNA REALISTICA IMMAGINE IN VIA DEGLI AGGHIACCIATI

12 FEBBRAIO 2020 – L’immagine che proponiamo oggi condensa tutta la situazione politico-amministrativa del Comune di Sulmona. Rappresenta una congiuntura di due segmenti politici; condensa il significato del tipo di congiuntura che si attraversa. E’ un periodo di plastica rispetto a quelli di ferro che dovrebbero dare l’ossatura ad una giunta comunale; è trasparente, perché, almeno per una volta, si dovrebbe sapere in Consiglio comunale quali saranno le posizioni dei partiti e dei singoli. Insomma, questo discendente di Via degli Agghiacciati è la rappresentazione concreta e precisa della crisi in atto. Sta nella Via che ci descrive tutti, più che attoniti di come siano stati proposti gli ennesimi assessori da cambiare come Ed è, soprattutto, un discendente, appunto, cioè, come dice il Battaglia (UTET): “Che discende, che procede dall’alto verso il basso, che va giù” e che si porta giù le sorti di una città malgovernata. Se i consiglieri di minoranza si fossero affidati a questa foto avrebbero potuto scrivere di meno nel comunicato di ieri, che tuttavia serve ed è apprezzabile perché le canta come non si sentiva da tempo.

Non c’è da stupirsi –  dicono Maurizio Balassone Elisabetta Bianchi Francesco Perrotta Fabio Pingue Roberta Salvati Mauro Tirabassi – che la nostra mozione di sfiducia al Sindaco, presentata come forze di opposizione, stia scatenando la reazione rabbiosa di alcuni personaggi in cerca di autore della politica locale.
A risentirsi sono proprio quei “duri e puri” che, bluffando, ululavano alla luna la loro ferma volontà di andare al voto”, proprio gli stessi, secondo i consiglieri di minoranza, che “intrecciavano accordicchi per spuntare condizioni migliori nel rimpasto di giunta appena formalizzato e per mantenersi ben stretti la propria poltroncina.
Siamo sempre stati chiari e coerenti nelle nostre richieste: una crisi di maggioranza va discussa, con la massima trasparenza, in sede consiliare.
Ritenevamo e riteniamo inaccettabile che questioni di tale delicatezza vengano affrontate nel segreto delle stanze dei bottoni, senza che le forze politiche responsabili della crisi spieghino alla città il senso delle loro irrefrenabili tarantelle.
Ora saranno costretti a venire allo scoperto: dovranno pubblicamente argomentare quali siano state le ragioni di una crisi tanto grave da indurli a spingere il Sindaco sull’orlo di un dirupo ed esigere a gran voce il ritorno alle urne e quali, poi, dopo appena un paio di settimane, siano state le dirimenti soluzioni approntate, capaci di appianare miracolosamente ogni divergenza”.

Un obiettivo i sei (tra i quali molto significativamente non risulta Bruno Di Masci, con i suoi due assessori in giunta e con il ghigno di chi aspetta che tutto precipiti) lo ottengono: “Con la nostra mozione di sfiducia al Sindaco, a questa maggioranza ed i loro “padroni” politici, li costringiamo a confrontarsi in aula e, finalmente, ad assumersi questa responsabilità, dalla quale sono vergognosamente fuggiti ormai da più di un mese, paralizzando di fatto un intero comune.
Le scelte fatte con questo rimpasto di giunta sono, al contrario, l’ennesima riprova dei soliti meccanismi di sudditanza che fanno poco onore ad un sindaco, assoggettata a queste dinamiche politiche utili solo per tirare a campare.

Prendiamo atto che il Sindaco, per ordine di scuderia,  ha dovuto importare un assessore dalla limitrofa Pratola (che, in aggiunta ai vertici di saca e cogesa, va a comporre il terzetto magico del potere gerosolimiano) e che ha nuovamente attribuito la delega alle società partecipate ad un assessore raggiunto da un avviso di garanzia nell’abito delle sue funzioni (delega incautamente nuovamente attribuitagli). 
Ricordiamo che questa crisi è stata incredibilmente innescata dalla maggioranza, pertanto non ci aspettiamo alcuno senso di responsabilità, a cui il sindaco fa appello da parte della maggioranza stessa. Senza nutrire grandi aspettative, ascolteremo su quali prospettive si è ricomposta questa maggioranza e verificheremo se, di nuovo, sarà somministrato l’elenco (ormai infinito) dei problemi di questa città irrisolti per incapacità amministrativa e politica”.

La congiuntura, come si vede, è di plastica, è fittizia, mostra i segni di un accomodo posticcio e si innesta su un discendente che, dice l’autorevole “Grande dizionario”, “procede dall’alto verso il basso, va in giù”.

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