SULLA ROMA-PESCARA UNO SCAMBIO DI TROPPO VERSO IL GRAN SASSO

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POSITIVI RISCONTRI ALL’IMPEGNO DEL GOVERNO PER UNA FERROVIA DA ROMA A PESCARA PIU’ MODERNA, MA LE DEVIAZIONI PROGETTUALI SONO GIA’ IN ATTO.

4 GIUGNO 2020 – I due partiti di governo Pd e 5Stelle sottolineano l’importanza dell’impegno assunto dal presidente del Consiglio per rendere più veloce il collegamento ferroviario tra Roma e Pescara. La sen. Gabriella Di Girolamo, che fa parte della Commissione trasporti di Palazzo Madama, sostiene che l’Abruzzo, in questo modo, sarà parte di “un collegamento essenziale anche in un quadro di rete europea tra il Mare Adriatico e il Tirreno attraverso una linea veloce Roma-Pescara, che avvantaggerà tutta la regione, il capoluogo e le sue aree interne”. Il circolo dei Democratici di Corso Ovidio vede negli interventi sulla Roma-Pescara “una di quelle occasioni di rilancio dello sviluppo dell’intera Valle Peligna con la città di Sulmona capofila”. Ed è un’occasione “che non può essere assolutamente persa”; vede il merito di questo governo nell’aver “riesumato un problema da sempre all’attenzione del territorio. Spetta adesso alle Amministrazioni locali – regionali, provinciali e comunali – non far cadere la proposta facendola propria ed assumendo quelle iniziative, ai vari livelli, che servano da pungolo e supporto al disegno governativo”.

La spesa prevista per velocizzare la Roma-Pescara è di circa due miliardi di euro.

Notizia certamente positiva, che però richiede una conferma, per quanto possa apparire paradossale: che, cioè l’impegno finanziario sia rivolto alla… Roma-Pescara. Finora il lavoro più nascosto, e per questo forse più produttivo, è quello della classe politica aquilana, che pretende di far rientrare il capoluogo nel flusso di traffico Tirreno-Adriatico. Il disegno si collega direttamente all’altro progetto: quello di elettrificare la linea L’Aquila-Valle dell’Aterno-Raiano-San Rufino (si badi bene: San Rufino e non stazione centrale di Sulmona e, quindi, bretella che tanto è piaciuta a Luciano D’Alfonso e Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana), mentre sull’altro versante il capoluogo regionale sarebbe servito dal collegamento con Poggio Mirteto (da dove, poi, si raggiunge Roma). La circostanza che L’Aquila e Poggio Mirteto non siano mai state collegate per ferrovia è superata, nel progetto aquilano, dalla destinazione in tal senso dei fondi per la ricostruzione dal terremoto del 2009.

Del resto, una capziosa interpretazione potrebbe strumentalizzare le parole della sen. Di Girolamo (nella foto del titolo, accanto al Presidente del Consiglio) quando parla di vantaggio per il “capoluogo”. Una linea veloce da Roma a Pescara che passi per Avezzano, Sulmona e Chieti, cioè l’attuale tracciato, non si vede come possa avvantaggiare L’Aquila, che rimarrebbe collegata con una tortuosa ferrovia e con convogli diesel. Non per altro dall’Aquila si insiste nel portare il progetto nell’ambito della direttrice, che tra l’altro riguarda le merci e giammai i viaggiatori, tra il porto di Civitavecchia e quello di Ortona a mare: una ferrovia che evitasse il nodo romano transitando per Poggio Mirteto sarebbe proprio ritagliata sulle esigenze di quel collegamento. Non è privo di significato che la sindaca di Sulmona proprio oggi ha dichiarato che i lavori debbono riguardare prioritariamente il tratto Sulmona-Pescara (quello organico alla deviazione per L’Aquila con la “bretella” di San Rufino); e che addirittura in questa politica di velocizzazione e di realizzazione della trasversalità tra Lazio e Abruzzo rientrerebbe la “piena qualificazione della nostra stazione che diventerà un Hub intermodale grazie all’accordo tra Comune e Rfi firmato lo scorso autunno”. L’assetto di una stazione non può velocizzare proprio niente; e in questo caso costituirebbe, peraltro, l’anticamera ad un sostanziale svuotamento del ruolo di questa stazione “dribblata” senza ragione dalla bretella.

Quindi, la vigilanza che prima di tutti la senatrice Di Girolamo, componente della Commissione Trasporti, deve riservare all’iter di questo progetto è di importanza capitale per evitare l’assurdità di una linea che sposterebbe il baricentro delle ferrovie abruzzesi verso Nord, in soccorso di una città che si arrocca nella difesa dei secolari privilegi, a discapito di Avezzano e Sulmona, secondo la mentalità di far passare tutto attorno o sotto al Gran Sasso e gli effetti che hanno fatto ridere l’Italia

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