NON E’ UN GIORNO DELLA STORIA, E’ IL GIORNO DI OVIDIO

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2064 ANNI FA NASCEVA A SULMONA

20 marzo 2021 – “Qui io nacqui e affinchè tu ne sappia la data, è il giorno in cui caddero entrambi i consoli per uguale destino”. Publio Ovidio Nasone ricordava così nei suoi “Tristia”, scritti dalla relegazione di Tomi, il giorno nel quale vide la luce a Sulmona. Il riferimento alla morte dei due consoli non è neutro, non riguarda un terremoto o un sacrificio agli dei o a un trionfo nei Fori. Luciano Canfora ha approfondito molto questa evocazione così fastidiosa per Cesare Augusto.

Ma oggi occorre pensare a quel 20 marzo del 43 avanti Cristo, che, sebbene sia giunto un anno e qualche giorno di più dalle terribili Idi che, dove adesso si trova Largo Argentina, segnarono la fine di Giulio Cesare, è un giorno tutto di Ovidio.

Come per le vicende della morte (al punto che non è escluso che sia scomparso il 18 e non il 17 d.C.) e come sulla ipotesi della collocazione della tomba, duemila anni hanno sfumato i contorni del quadro della esperienza terrena di uno dei più grandi poeti dell’Umanità, che è oggi letto e citato per gli insuperabili contenuti delle “Metamorfosi”, delle “Lettere di eroine”, speriamo un domani anche per la “Medea”, unica tragedia di Ovidio e unica sua opera andata smarrita (tranne che per due versi). Sono il vanto di chi, attraverso quelle opere, sarebbe vissuto oltre il destino del suo corpo, come scriveva concludendo i quindici libri delle “mutate forme”.

Del giorno nel quale nacque tra i Peligni ci dice lui stesso.

E forse tra duemila anni sarà più semplice dire, di Augusto, che nacque 20 anni prima di Ovidio.