NON E’ IL NUMERO A FARE LA QUALITA’ DEGLI ELETTI

115

ESEMPI SINTOMATICI DELLA SOVRABBONDANZA DEI PARLAMENTARI – LE NUOVE PROSPETTIVE DALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE E DELLE RIPARTIZIONI AMMINISTRATIVE

22 SETTEMBRE 2020 – Avremo un numero ridotto di rappresentanti in Parlamento. Non vorrà dire che il territorio sarà meno rappresentato in Parlamento.

Per poter affermare il contrario bisognerebbe affidarsi al principio che due senatori dello stesso partito eletti in un collegio fanno di più di un solo senatore: l’esempio di Di Nicola e Di Girolamo nel collegio di Sulmona dimostra proprio che uno frequenta gli ambienti romani, propone riforme legislative per modificare le regole della responsabilità dei giornalisti oppure firma “L’Unità” per un giorno e per non farla estinguere; e l’altra, nominata vice-presidente della commissione Trasporti, può dare un contributo affinchè il Presidente del Consiglio parli della linea ferroviaria Roma-Pescara e fornisca un impegno per modernizzarla, almeno fino a quando gli aquilani non riprendano le redini della programmazione e dirottino sul “loro” percorso i miliardi della ricostruzione.

Del resto, se si va indietro nel tempo, andrà detto che la faccia di Natalino Di Giannantonio era nota solo alla sezione della DC, mentre a Roma rivestiva il ruolo di componente della commissione Esteri, forse perché i sulmonesi consideravano Pratola appartenente ad un’altra repubblica e i pratolani bisognosi del passaporto per venire alla festa di San Panfilo. Evitò accuratamente contatti con la stampa libera di Sulmona e, quando si trattò di istituire nuove province, fu il primo firmatario per la provincia di… Pordenone. Ma questi sono solo gli esempi più eclatanti: ogni partito, quando ha potuto eleggere più parlamentari in una zona, ne ha destinato uno al servizio del mondo romano oppure, quando ne aveva solo uno, lo ha messo a mezzo servizio della macchina (o della macchinazione) interna. La rappresentanza e la rappresentatività non c’entrano proprio; semmai la riduzione del numero di rappresentanti responsabilizza di più ognuno di loro, perché il bilancio di un quinquennio della attività di ciascuno sarà più semplice ed avrà meno partite di giro.

Certamente questa riforma deve andare quasi di pari passo con la riforma della legge elettorale e con un definitivo, completo aggancio della realtà sulmonese a quella di Pescara, cambiamento già profilato nelle ultime elezioni politiche. Il capoluogo peligno, elettoralmente e amministrativamente, deve staccarsi dal meccanismo di vampiraggio dell’attuale capoluogo di provincia e deve rivestire quello di secondo polo, culturale ma anche produttivo, della provincia di Pescara, ormai satura al punto da non poter gettare le basi di una giusta presenza nel panorama abruzzese: della presenza, cioè, di una città portuale, aeroportuale, dotata della più grande stazione ferroviaria della Regione e niente affatto da strumentalizzare con le mire dell’inutile collegamento con L’Aquila.

 In questo senso le riforme possono segnare una svolta, che non ha niente a che vedere con la pubblicazione per un giorno dell’Unità o con la presenza nella commissione esteri della Camera.