MASCHERINE? MANCANO DA CENT’ANNI

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SIGNIFICATIVI PARALLELI CON LA “SPAGNOLA” NELLA LETTURA DEI GIORNALI

SENZA LA RIMA IL CONTAGIO CAMMINA – “Obey the laws / and wear the gauze / protect your jaws / from septic paws” (Rispetta le leggi / e metti la garza / Proteggiti la bocca / Dalle manacce infette) – Filastrocca diffusa in California, ottobre 1918

CHI FA DA SE’… – “Tra le misure di iniziativa individuale è raccomandabile una maschera fatta con quattro o cinque fogli di carta asciutta per difendersi dalle secrezioni naso-faringo-bronchiali che i pazienti lanciano parlando, specie coi colpi di tosse, in tutti i sensi, sotto forma di minutissime goccioline” (Ferdinando Micheli, clinico, medico di Firenze, su “L’igiene e la vita”, 1918

IL VERO PICCO CHE INTERESSA GLI AMERICANI – “Subito dopo che è stato reso obbligatorio l’uso della mascherina, il comune ha invitato i cittadini ad andare nel distretto commerciale a fare il loro shopping, assicurando che la mascherina avrebbe dato una protezione completa. Le vendite hanno avuto un picco immediato per tutti gli operatori coinvolti, con l’ecceziione, probabilmente, di quelli che trattano abiti da uomo. Noi crediamo che nelle comunità in cui l’epidemia è in corso e il commercio è crollato, non ci sia nulla che possa stimolare gli affari, e rianimarli rapidamente, quanto l’uso universale delle mascherine” (La commissione sanitaria della città di Logan, “The Logan Republican”, Logan (Utah) USA, 21 dicembre 1918.

DEFUNTI PREFERIBILMENTE SOLI – “Primo – Sono vietati in generi tutti i cortei funebri. Soltanto in via eccezionale potrà essere consentito l’accompagnamento da parte di ministri di culto di stretti famigliari dei defunti, previa speciale autorizzazione dell’ufficio sanitario. Secondo – E’ vietato l’accompagnamento del viatico e per la somministrazione di esso il solo sacerdote ufficiante e gli stretti famigliari dell’infermo potranno accedere alla camera di questo – Terzo – E’ vietato il suono delle campane e la chiusura dei portoni per annunziare l’agonia e la morte degl’infermi” (Nuovi provvedimenti del Prefetto, da “Corriere della sera”, 15 ottobre 1918)

E DOPO 4 ANNI DI GUERRA, LA DIETA – “Evitare qualsiasi eccesso nel mangiare e nel bere. Gli alcoolici non servono a preservare dall’influenza” (Da un manifesto del municipio, “Corriere della sera”, 17 ottobre 1918)

BERE PER DIMENTICARE – “Il Ministero degli approvvigionamenti mette a disposizione della città di Parigi cinquecento ettolitri di rum. Questo rum sarà distribuito ai farmacisti, che lo forniranno ai malati dietro presentazione di ricetta media” (Le Figaro”, 31 ottobre 1918.

L’INFLUENZA E’ SEMPRE DEL NEMICO – “Anzitutto bisogna dire che il termine “influenza spagnola” è chiaramente un errore, e che il nome dovrebbe essere “influenza tedesca”, perchè l’indagine prova che la malattia ha avuto inizio nelle trincee tedesche. Dopodichè ha compiuto un giro dell’intero mondo civilizzato, nel corso del quale è esploca con particolare virulenza in Spagna, a causa di certe condizoni locali… Che i germi dell’influenza siano stati segretamente disseminati in questo paese da sommergibili tedeschi è un’accusa difficile da provare, ma i loro attacchi coi gas contro gli equipaggi dei nostrifari e navi-faro sono validi indizi contro di loro” (The Washington Times”, 6 ottobre 1918)

VIRUS DI GENERE – “Baciarsi è un altro fertile veicolo d’infezione, e questa pratica dovrebbe essere fermata eccetto nei casi in cui sia assolutamente indispensabile alla felicità. Il bacio tra componenti del gentil sesso può certamente essere abolito senza fatica” (The Washington Times, 6 ottobre 1918)

COME SE PARLASSE BOCCIA – “L’associazione fra cinematografisti della Lombardia e del Veneto, poichè la giunta sanitaria provinciale di Milano non ha creduto opportuno di dare voto favorevole alla ripertura dei cinematografi, nemmeno condizionatamente (…) alla attuazione di ben determinate precauzioni igieniche, protesta contro l’ingiustizia palese del provvedimento di chiusura in quanto non contempla anche i teatri, contrariamente a ciò che fu fatto in altre città” (Corriere della sera, 17 ottobre 1918)