MA TRATTARE I RIFIUTI DEGLI ALTRI NON PORTA NEPPURE BILANCI DA RICCHI?

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SUL COGESA FEDERICO CHE INTRODUSSE LA DIFFERENZIATA PARLA DI UOMINI NON ALL’ALTEZZA – IL PD SCRIVE DI RIFFA PAESANA E DI FARSA

8 AGOSTO 2019 – Il calcolo di un credito ormai perso (perchè la società debitrice è stata ammessa a concordato) sta alla base di una polemica esplosa in relazione all’annuncio di un attivo di bilancio che l’amministratore unico del Cogesa, Vincenzo Margiotta, ha fatto qualche giorno fa. Se, in sostanza, quella mancata realizzabilità del credito deve essere imputata all’anno nel quale la società debitrice è stata ammessa al concordato (e , cioè, il 2018) l’avanzo di bilancio diventa disavanzo. Ma il Cogesa avrebbe precisato (non abbiamo visto la nota perchè è una polemica intercorsa con “Il Germe”) che quella diminuzione di attivo dovrebbe essere considerata nella relazione semestrale del 2019 e non nella relazione al bilancio del 2018. Di qui la ovvia risposta che l’ammaloramento del credito va computato nel bilancio dell’anno di  competenza.

Altri meglio di noi potrà fornire la risposta, ma quello che ci lascia di stucco è l’ansia di trasferire ad un anno successivo quello che dovrà essere pur sempre un dato meno favorevole. In altre parole: la società in concordato non pagherà nel 2019 quello che nel 2018 è già apparso perso. Con ciò le finanze del COGESA saranno più floride? Quand’anche fosse vero che tale perdita del credito faccia parte della “semestrale” del 2019, cosa cambierebbe, nella sostanza, della amministrazione del COGESA? Oppure l’amministratore unico considera così vicino il termine del suo mandato da preferire di dare una immagine positiva per il 2018 e, poi, per il 2019, che vivrà vedrà? In effetti questa sembra la filosofia della compagine di Andrea Gerosolimo, che vive alla giornata e si è dato all’accordo con una parte della DC che fu, pur di ottenere una candidatura per la moglie alla passate elezioni regionali; quindi anche 24 ore di ossigeno sono un risultato.

Una parte dell’impianto di “Noce Mattei”

Ovviamente insorge per questo modo di campare e per la stessa ipotesi che il COGESA possa chiudere un bilancio in passivo l’ex sindaco di Sulmona, Fabio Federico, che introdusse la raccolta differenziata e che ossserva: “Se è vero, come è vero, che qualche anno fa un Sindaco introdusse  la raccolta differenziata porta a porta riportando la città dal medio evo alla civiltà con la prospettiva futura di pagare meno tributi; se è vero, come è vero, che raccogliamo rifiuti da mezza Italia e che il conferimento-trattamento, in teoria, in luogo dei nostri polmoni, dovrebbe incidere  sulle nostra tasche; se è vero, che i tributi aumentano invece di diminuire; se è vero, come è vero, che la società invece che essere in attivo sembra addirittura in passivo, i conti non tornano. Deve essere qualcosa che non va o qualcuno”. Il riferimento a Vincenzo Margiotta, ma più generalmente a chi lo ha messo in quel posto, cioè Andrea Gerosolimo, non è neppure velato. In effetti, che senso abbia tenere un “amministratore unico” invece di un presidente e di un consiglio di amministrazione (come ai tempi di Quaglia, quando pare che il COGESA funzionasse pure senza i giornali patinati  che restano non letti sul tavolino di ingresso del tribunale e che sono sconosciuti alle edicole), sia Gerosolimo che Margiotta lo dovrebbero spiegare. Con la storia che più rifiuti vengono, più se ne trattano e più aumentano le possibilità finanziarie del COGESA, stiamo attraendo le peggiori schifezze neppure differenziate e i rifiuti dell’Aquila vengono a Sulmona quando certamente l’impianto di Noce Mattei non era stato costruito per L’Aquila, ma per Sulmona e semmai per i comuni del suo circondario.

Picchia duro anche il nuovo Pd, quello che ha cacciato Di Masci e presenta oggi una diversa immagine, senza inciuci con Gerosolimo o con le pedine che mette al Comune o al Cogesa:

Dalle notizie sulle vicende del COGESA che emergono dalla stampa – scrivono dal circolo di Corso Ovidio dal quale sono stati prelevati i rifiuti di carta, plastica e sporcizie varie, accumulati negli anni di sostanziale chiusura dei locali e smaltiti dai vecchi compagni –  e relativi comunicati di smentita, siamo combattuti tra sentimenti contrastanti, con dubbi che destano sincera preoccupazione.  Al netto delle considerazioni strettamente tecniche sul  bilancio 2018 e successiva “semestrale”, che non stiamo qui a riproporre e che lasciamo volentieri alla attenta analisi dei sindaci soci dell’Ente, non si può non provare una sensazione di forte disagio di fronte a numeri che “ballano” come se si trattasse di una riffa paesana.   Quel che qui, però, preme far rilevare è ancora una volta la carenza di presenza della politica, quella capace di governare gli eventi e, se del caso, darne una spiegazione plausibile. In particolare, il Comune di Sulmona che di quella Azienda è il maggior azionista, e la cui sindaca, detto per inciso, è la Presidente del Comitato di Controllo, sembra aver recitato un ruolo da comprimario adeguandosi pedissequamente ai desiderata di una gestione a dir poco bizzarra (cui prodest?).

Un TIR di pestiferi rifiuti lungo la strada dall’Aquila (a Bussi Officine)

Quel Bilancio approvato a maggioranza con un utile così elevato contro il parere, a quanto pare, di alcuni soci (il collegio dei revisori dei conti approvava, ma faceva presente l’anomalia della mancata svalutazione del famoso credito), sembrerebbe a tutt’oggi non corretto. Quindi, siamo ben lieti di apprendere che dopo sei mesi si torna ad un utile di 500.000 €, e ci auguriamo vivamente che il dato possa essere confermato a fine anno. Una Azienda come quella di cui ci stiamo occupando ha un impatto sul territorio, per aspetti economici e di occupazione, di tutto rilievo. Chiedere, pertanto, di recitare un ruolo di presenza più incisiva con un controllo puntuale ed oggettivo sulla sua gestione, a prima vista alquanto disinvolta – visti ormai gli episodi di opacità che si susseguono a cadenza regolare – non sarebbe normale per un Comune socio che dovrebbe avere un ruolo di leader in una società pubblica proprietaria dei sindaci del territorio? Società, cui evidentemente non può essere consentita quella spregiudicatezza che forse si può permettere una azienda privata.  Che si aspetta per effettuare una seria verifica su quanto accaduto e trarne le dovute conseguenze (sfiduciando la dirigenza), mettendo la società al riparo da avventure sempre più audaci i cui contorni ormai sfiorano il grottesco?”

Quindi, sebbene non facciamo un regalo a Fabio Federico e al Pd, ci pare di dedurre che l’uno e l’altro concordino e vogliano che l’amministratore unico vada a casa e torni la politica, che è fatta di contributo e di critica, entrambi più consoni all’ambiente di un consiglio di amministrazione. Deve essere ascoltata anche la parte di sindaci che è stata molto critica sulla gestione di questo COGESA.

Nella foto del titolo i rifiuti in Via Cavour a Roma, il giorno prima di arrivare all’impianto delle Marane

 

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