LUTTO SENZA CONSOLAZIONE

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IL VENERDI’ SANTO DELL’ANNO DEL VIRUS

10 APRILE 2020 – “Un funerale di prima classe”. Francesco Sardi de Letto ha definito così la processione del Cristo Morto nel suo “La Città di Sulmona”, sei volumi dedicati senza supponenza storica al lungo cammino del capoluogo del centro-Abruzzo. E non era una definizione estetica, perchè voleva esprimere il bisogno di vivere il lutto in modo intenso, proiettato verso l’esterno per spingerlo al di là del cuore e respirare nelle angosce che procura. Dunque un funerale che celebri lo scomparso, ma che aiuti ad introiettare, poi, la verità sempre più palpabile della perdita; un funerale che, più a lungo dura, più diluisce la pena e illude nella sensazione che, quando il funerale finisce, finisce anche il dolore insopportabile. Oppure, lo può rimandare di un anno, alla processione futura. E per questo le processioni duravano fino a mezzanotte e oltre, come veglie che si facevano insieme perchè insieme si può spezzare il duello perenne dell’uomo solo con la morte.

Il Coro si lascia a sinistra Piazza Tresca

Quest’anno tutte queste sensazioni non sono concesse; ed è l’anomalia dell’anno del virus. Non morirà nessuno per questo, ma è una privazione sorprendente; forse servirà a capire che partecipare alla politica, alle decisioni collettive, non è una perdita di tempo, ma un vivere il tempo che è concesso all’Uomo nella sua esperienza e che non dovrebbe essere ridotto o annullato per le guerre, le decisioni scriteriate che ancora nel terzo millennio provocano la nascita di pandemie; e quelle ancora più inammissibili dovute a calcolo politico per pilotare strumentalmente la paura che dalle pandemie avvolge il pianeta.

Come in tutte le decisioni della politica, prima di pensare alla morte e alla sua elaborazione, occorre partecipare senza consentire a nessuno di sostituirsi alle scelte dell’Umanità intera, perchè nessuno ne ha l’autorità. Le decisioni di squilibrati del genere di Boris Johnson e Donald Trump (eredi di chi inventò l’esistenza di armi di distruzione di massa per invadere l’Iraq e costruire il nemico islamico) portano a negare la pericolosità e la devastazione di epidemie globali solo perchè la sospensione di industrie e commerci spezza il ciclo della globalizzazione. Non si può restare indifferenti se questo provoca la perdita del nostro tempo (sia di mesi o di anni) e addirittura la modifica dei nostri parametri di vita e del modo stesso di sentire la comunità.

Nella foto del titolo: Don Gilberto, parroco di San Francesco, si avvia verso la Trinità per la celebrazione del Vescovo, Michele Fusco, della Passione al chiuso

La processione del Cristo Morto con la Madonna vestita a lutto davanti all’Annunziata
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