LO STATO RIMBORSA IL 110% DEI LAVORI EDILIZI MA I BUROCRATI SI DIVERTONO AL GIOCO DELL’OCA

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PARADOSSALE DESTINO DEGLI INTERVENTI SULL’ESEMPIO DELLA RICOSTRUZIONE POST-SISMA – OCCORRE UNA SVOLTA NELLA MENTALITA’ DEGLI AMMINISTRATORI

13 MAGGIO 2020 – Tra le decisioni che non hanno creato contrasti nel Governo c’è senz’altro  il “superbonus” per l’edilizia, sotto forma di incentivo per le ristrutturazioni sismiche e per quelle tendenti al risparmio energetico. Per questa provvidenza fiscale non è stato necessario rinviare il Consiglio dei ministri: tutti d’accordo, perché, secondo l’antico adagio “se riparte l’edilizia riparte tutto”. Sono giustificate, quindi, le dichiarazioni della sen. Gabriella Di Girolamo, che sottolinea come Ecobonus e Sismabonus “consentiranno ai cittadini di ristrutturare casa a costo zero, godendo di una detrazione del 110% su lavori di efficientamento energetico e adeguamento sismico che consentiranno di dare al comparto quella scossa necessaria per far ripartire i lavori. Ance (Associazione nazionale costruttori edili) li stima nell’ordine dei 6 miliardi di euro in tutta Italia e, in modo particolare, ne dovrebbero trarre un grande beneficio territori che, come l’Abruzzo, sono purtroppo ad elevato rischio sismico e con un gran numero di edifici pubblici e privati che necessitano interventi di adeguamento, ed inoltre caratterizzati da aree interne con stagioni invernali estremamente rigide” continua la parlamentare.

La tematica adesso si sposta dal controllo del legislatore a quello degli amministratori. E qui nascono le incognite, perché da dieci anni ad oggi le pratiche per la ricostruzione post-sisma hanno dato conferma che la burocrazia è inadeguata: non solo non ha percepito l’importanza di una azione immediata, ma ha addirittura creato intralci. Le procedure, tanto quelle dei singoli che quelle degli “aggregati edilizi”, hanno fatto la spola tra i Comuni e l’ufficio del sisma, che a sua volta si è spostato da Goriano a L’Aquila; e sono poi tornate ai punti di partenza, cioè ai Comuni, come se i rappresentanti dei privati e degli aggregati e i tecnici fossero persone alle quali avanzava tempo e risorse. E’ vero che alcuni tecnici sono stati remunerati con parcelle da otto milioni di euro: ovviamente quelli che avevano lavorato per il “cratere”, cioè per la zona ben delimitata dagli aquilani con i loro parlamentari, mentre a Sulmona Maurizio Scelli si batteva per evitare che la Valle Peligna fosse ricompresa in questo albero della cuccagna.

Ma se l’esperienza del “sisma bonus” prima maniera, quindi anche della procedura destinata ai privati, può insegnare qualcosa, non è tanto sugli squilibri territoriali, quanto proprio sulla tempestività della procedura burocratica. In un contesto nel quale l’occhio vigile della Soprintendenza fa la sua parte, in continuità con l’occhio… vigile (?) degli uffici comunali per i tempi e di ostacoli a imprese e tecnici, il termine del 2021 per l’esecuzione dei lavori di consolidamento sismico e di risparmio energetico appare del tutto irreale. Dietro le scrivanie ci sono personaggi che si divertono a giocare al gioco dell’oca con le pratiche dei tecnici, per vedere se contengono le virgole al posto giusto. Con quel passo, un anno e mezzo basterà, seppure, ad ottenere un timbro telematico, invece che un mattone al posto giusto.