LE PETUNIE DI GIULIA

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17 APRILE 2021 – Giulia Mazzara è figlia di Giuseppe e, quindi, discendente di una famiglia che ha legato le sue vicende a Sulmona più di ogni altra, dall’insediamento a seguito del Re di Sicilia fino alle lotte di un cugino, il marchese e sindaco Panfilo Mazara (con una zeta sola) perché la città non andasse incontro al baratro degli anni Cinquanta.

Giulia ha ereditato alcuni locali in Via Carrese: al piano terra quelli che ha concesso in uso gratuito ad un restauratore di mobili antichi e al primo piano a confine con il palazzo dove andò in sposa a Giulio Scalzitti Alba (gemella di Aurora perchè con lei nata all’inizio del nuovo giorno), sempre dei Mazara (ma non giureremmo con quante zeta).

Giulia non vive sempre a Sulmona, ma l’ha eletta a buen retiro come hanno fatto altri nella zona: per esempio un notissimo avvocato dell’extrasinistra di Roma, Ventre, a fianco della Chiesa di San Francesco. Senza lamentarsi del modo nel quale il Comune tiene Via Carrese, è passata all’azione ed ha comprato al mercato del sabato delle petunie vigorose e sanguigne, che ingentiliscono un angolo della via biforcuta. Via Carrese da una parte gira verso Piazza XX Settembre, dall’altra verso Piazza Salvatore Tommasi, finendo proprio davanti alla casa dove nacque Carlo Tresca, anarchico che nobili e ricchi non sopportava e che a New York è personalità tra gli italiani più conosciuti perché fu ucciso proprio in quanto anarchico e in modo plateale, sulla Quinta strada.

Le petunie di Giulia hanno ricordato, ai molti distratti che da Piazza XX Settembre prendono questa scorciatoia per il Comune, che ci sono altre cose ad ingentilire l’ambiente, dove fino all’introduzione della raccolta differenziata dei rifiuti stazionava un pestilenziale cassonetto; oppure erano parcheggiate le auto di quelli che andavano a giocare a carte al Gran Caffè prima maniera; oppure dove fino all’anno scorso scoppiavano risse tra frequentatori di discoteche camuffate da pub, dispensatori di minzioni liberatorie di birra e altre schifezze ingurgitate in spregio ad ogni continenza di gradi alcolici e di decibel, con Polizia e Carabinieri che intervenivano limitandosi a fare due chiacchiere con i trasgressori e a salutarli in vista dell’alba imminente.

Ci sono altri piccoli luoghi che attirano Giulia: la libreria all’angolo con Via Mazara (toh…), con l’ingresso proprio sotto il balconcino spagnolo del palazzo degli zii Vincenzo e Panfilo; l’atelier del pittore Giannotti e davanti i locali dove si assoldavano le comparse per il film “L’americano” con George Cloney; i due portoni colossali che si fronteggiano perché le carrozze transitassero dal Palazzo alla Cavallerizza, grande scuderia con vasta area al servizio, spiata dal gabinetto dei maschi del Liceo e per questo sopraffatta dai mozziconi di sigarette (chissà cosa c’è oggi, o quello che c’era fino a quando ci sono stati gli ultimi liceali prima del terremoto). Poi su Via Carrese c’è un ingresso al “Garage Italia” che dà verso il retro del liceo e che fino a qualche anno fa era sormontato dalla grande insegna in metallo, colorato dal tempo, e l’indicazione “telefono n.10”, per dire quante erano le utenze a Sulmona (nella rubrica del marchese Panfilo non superavano le venti quelle registrate e bisognava sempre passare per il centralino).

E la strada finisce, verso Piazza Salvatore Tommasi, con l’Albergo Italia, liberty eccelso, dove negli ultimi tempi di apertura andava Francesco De Gregori in cerca di atmosfere. Dall’altro capo di Via Carrese, di fronte al Comando della Polizia municipale, all’Albergo Stella, alloggio bohemien per motociclisti dai tuors internazionali o turisti sensibili all’incantevole affresco della Madonna del Latte che sta nella lunetta di San Francesco alla stessa altezza delle camere al primo piano, pernottava, quando veniva dalla sua bellissima casa romana del Lungotevere, la nipote di Panfilo Mazara, Giuliana Arcieri che, pur avendo un appartamento di là dal ponte Capograssi, voleva vivere quella ambientazione.

Giulia non ha grandi propositi nel mettere le petunie davanti ad un contatore del gas; ma tante piccole cure possono fare di questa strada biforcuta una Montparnasse che sfocia alla statua di Ovidio da un lato e ai mosaici di epoca augustea dall’altro. E’ vero che sono sepolti da quando, 16 anni fa, furono trovati casualmente nei soliti scavi di rifacimento delle fogne; ma stanno ancora là e basta… spolverarli.

Si incomincia dalle petunie e non si sa dove si finisce.