L’AVVELENAMENTO DI BUSSI ERA UN CRIMINE PURE NEGLI ANNI SETTANTA

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Il Fiume Pescara nel punto dove anche adesso si avvelena per la criminale condotta dell’industria negli anni Settanta e Ottanta

LE MOTIVAZIONI DELLA CASSAZIONE RENDONO GIUSTIZIA DI VARIE IDIOZIE SOSTENUTE DOPO LE SENTENZE DEI GIUDIZI ABRUZZESI

21 OTTOBRE 2018 – Le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione depositate ieri rendono giustizia per un fatto certo: la bonifica dell’area inquinata dai veleni di Bussi dovrà essere pagata non dallo Stato, ma da chi già doveva conoscere, all’epoca del delinquenziale interramento dei residui della lavorazione, la disciplina normativa vigente: “Secondo il diritto vigente già all’epoca dei fatti per i quasi si procede, l’ordinamento conteneva norme volte a tutelare le acque dall’inquinamento e le stesse matrici ambientali”. Si pone così la parola “fine” sulle sciocche distinzioni tra quello che fu fatto negli anni Settanta e Ottanta e quello che era vietato dalle legislazioni successive, quasi che coloro che interrarono i rifiuti tossici che hanno poi inquinato tutta la Val Pescara agissero secondo le regole (asseritamente meno rigide) del tempo. La Corte di Cassazione, che ha fatto gridare alla vittoria la parte di stampa più abituata a sostenere le ragioni della grande industria e del grande crimine, afferma invece cosa molto precisa quando bolla come infondato il ricorso degli imputati che “rilevano l’insussistenza di divieti di interramento in epoca antecedente al 1982”.

Anche sul web qualche idiota si è attardato a sostenere che la criminale condotta di alcuni imputati (coperta da prescrizione e non da assoluzione) dovesse ritenersi lecita; e altri proveranno a sostenerlo, perché la madre degli idioti, come si sa, è sempre gravida.

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