LA “PRIMA” DI PROIETTI A L’AQUILA? E’ VECCHIA FAVOLA CHE ANCOR LA BEVE IL POPOLO

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SCEMPIAGGINI RIPRESE IN BUONA FEDE DAL TG3 – IL PRECEDENTE DELLA FACCIA DI CONFALONIERI SUL TESCHIO DI CELESTINO V E L’ESEMPIO DI FACCE DI BRONZO DI OGGI – MA BASTAVA LEGGERE L’AUTOBIOGRAFIA DELL’ATTORE

4 NOVEMBRE 2020 – La “prima” di “A me gli occhi” a L’Aquila? “E’ vecchia favola che beatamente ancor la beve il popolo” direbbe Andrea Chenier nell’opera di Umberto Giordano. Nel cannoneggiamento delle retroguardie aquilane, impegnate a rivendicare pure quello che Proietti ha detto chiaro e tondo al contrario della sua esperienza a Sulmona, il TG3 regionale confonde i suoni e finisce di credere alle voci bugiarde solo perché più munite di apparati di amplificazione (tanto che il prof. Giuseppe Evangelista, già consigliere regionale e per questo vaccinato dalle fregnacce aquilane, ci chiede ironicamente se Via De Nino stia a L’Aquila).

Così, Edoardo Petti, per solito scrupoloso, racconta nell’edizione di mercoledì mattina, della “prima” a L’Aquila. Nella sua buona fede forse ha escluso che la faccia di bronzo potesse raggiungere connotati tali. Nel suo approccio democratico avrà pensato che se lo dicono in tanti, anche se solo da L’Aquila, sarà vero. E invece nella ricerca della verità non valgono i principi democratici. Basta che una cosa la dica il protagonista: cioè Gigi Proietti, che l’ha affidata alla sua autobiografia “Tutto sommato qualcosa mi ricordo” (pag. 152). E di fronte alla semplicità di questa affermazione non bisogna lasciarsi impressionare dai cannoneggiamenti, perché a L’Aquila sono arrivati anche a mettere la faccia di un cardinale sui resti mortali di Celestino V e solo qualche anno fa l’hanno rimossa, sostituendola con le sembianze più vicine a quelle vere di Pietro Angelerio quando era papa. Tanto per capire a che punto arrivino nel manipolare la storia. Erano arrivati a dire che la loro era la città federiciana, quando Federico II istituì e conservò a Sulmona il Giustizierato d’Abruzzo, cioè una specie di Corte d’Appello, il più importante “ufficio” giudiziario della regione. Seguitano a dirlo nonostante Corradino di Svevia, successore di Federico II, fu sconfitto  a Scurcola per il tradimento degli aquilani.

Ora, che lo facciano con la storia è vecchio abuso; ma che ardiscano a ripeterlo con Gigi Proietti che si sarebbe fatto una risata pantagruelica e avrebbe liquidato il caso con un sonetto romanesco irriverente è davvero… comico.

Quando Benedetto XVI venne a Sulmona la faccia di Celestino era ancora quella del cardinale Confalonieri