LA NEBBIA NON COPRIRA’ A LUNGO LE COLPE PER UN SISTEMA SANITARIO ALLO SBANDO

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NOTIZIE DI TRAGICHE ORE PER OGNI CATEGORIA DI SULMONESI – NON MANCANO I RIFERIMENTI OGGETTIVI SULLE CAUSE DI TANTA IMPREPARAZIONE

15 NOVEMBRE 2020 – Imprenditori, impiegati, pensionati, professionisti. I contagi del coronavirus stanno coinvolgendo ogni categoria. In una città avvolta nella fitta nebbia si rincorrono voci di nuovi ricoveri, di casi al limite. Quello che non sembrava un panorama vicino, si sta rivelando con coloriture drammatiche, concrete; alcune vicende più gravi delle altre si stanno vivendo nel nosocomio sulmonese, non ancora riservato a malati covid e mai, comunque, attrezzato ad ospitare convenientemente malati covid insieme agli altri malati. Nella nebbia di questa sera si stenta pure a capire il senso di una polemica che poteva apparire attuale a marzo, quando il “manager” della ASL decise di indirizzare all’ospedale di Sulmona malati covid pur se la struttura non aveva la minima idoneità a garantire distanziamenti e percorsi concorrenti. Dopo otto mesi la sanità peligna si presenta nelle stesse identiche condizioni, con qualche piccolo maquillage. Si sente in diritto di polemizzare la sindaca Casini che è espressione di un improvvisato raggruppamento politico che ha avuto nell’assessore regionale Gerosolimo il complice di una giunta che ha devastato quella sanità peligna, riducendo al lumicino l’ospedale di Sulmona sotto la direzione di personaggi come il presidente Luciano D’Alfonso e l’assessore alla sanità Paolucci. Parla proprio la sindaca che a marzo, usando dei normali poteri conferitile dalla legge 833 del 1978 (cosiddetta riforma sanitaria) avrebbe potuto proclamare tutte le zone rosse e i vicoli rossi che voleva e si limitava a scalpitare invocandone dal presidente della Regione con la consueta polemica a comando.

E’ più difficile, con la nebbia di questa sera, distinguere le responsabilità; ma con il vero tracciamento che la cronaca di marzo e degli ultimi mesi consente oggi di delineare non è impossibile ricostruire come la situazione attuale sia conseguenza di una insistente aggressione al territorio del centro-Abruzzo in quanto a strutture e personale da parte di politici dell’Aquila e di Pescara e, nello stesso tempo, di una correa desistenza dei politici della stessa area.

Al di là della ricerca di questa gravi responsabilità, non guasta comunque una domanda: se i centri covid di L’Aquila e Pescara, costati decine e forse qualche centinaia di milioni di euro, erano e sono “regionali”, perchè mai persone in condizioni terminali stanno ancora all’ospedale di Sulmona che nel frattempo non è stato neppure attrezzato e per il quale la Regione ha stanziato 200.000 (diconsi duecentomila) euro?