LA LUNGA PARABOLA DI ENNIO VALERI

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25 OTTOBRE 2020 – Si è spento a 76 anni il dott. Ennio Valeri, imprenditore molto attivo negli anni Ottanta e Novanta: costituì una serie di cooperative edilizie, fondò le emittenti radio-televisive Radioesse e Videoesse, subì un ingiusto sequestro del cantiere del nuovo centro commerciale in Via Sallustio, che lo bloccò finanziariamente e che segnò l’inizio delle avventure giudiziarie e il suo progressivo abbandono dalla scena finanziaria. I funerali si svolgeranno oggi alle ore 15,30 nella Chiesa dell’Annunziata.

Abbiamo conosciuto Ennio Valeri quando curava una rubrica di commenti sportivi a “Radio Giorgio Farina”; lo abbiamo rivisto e frequentato assiduamente nelle aule di giustizia. Ci manca il periodo intermedio, quello del suo exploit da imprenditore e, quindi, non possiamo formulare una valutazione sugli anni che lo hanno fatto apparire un vulcano: di idee, di relazioni, di soldi. Quello che lo ha atteso nella voragine di inchieste e processi avrebbe spaurito qualunque persona. Da una delle tante cooperative che hanno raggiunto i risultati per i quali erano state costituite partì per lui l’accusa di aver prodotto villette a costi proibitivi. Era successo che il conferimento per la prenotazione era fissato a settanta milioni di lire; i costi erano lievitati ed avevano superato i novanta milioni di lire, per poi arrivare a centodieci per via di tutto il contezioso giudiziario che si era innescato; poco prima della conclusione dei processi un paio di soci vendettero la loro villetta a duecentomila euro, cioè a circa quattrocento milioni e uno in particolare se ne era assegnate due. Tuttavia il pirata era Ennio Valeri.

Ad Avezzano il procuratore della repubblica, introducendo un processo penale, sostenne che bisognava proteggere la Marsica dalle incursioni di questa sorta di… pirati, appunto; come se la Marsica facesse repubblica a parte rispetto a Sulmona. In quel processo, sempre per la gestione di cooperative edilizie, neanche un socio si costituì parte civile; si riproposero le notifiche a tutte le persone offese, ma ancora non si costituì nessuno. Era successo che Valeri aveva rimborsato già diversi anni prima tutti quelli che avevano versato acconti: un modo di procedere un po’ anomalo per un bancarottiere.

Il concetto di capro espiatorio è antico e risale a usanza primitiva; ma è stato attualizzato per Ennio Valeri. E comunque la vicenda di Ennio Valeri tratteggia come la società si comporti nei confronti di chi dispone di ingenti mezzi e, poi, nei confronti della stessa persona se priva di ingenti mezzi. Nella bufera degli anni di ascesa e di declino economico, Ennio Valeri ha avuto la fortuna di separarsi, nell’ultimo periodo, dalla sua immagine di imprenditore rampante per riacquistare le doti che la natura gli aveva abbondantemente elargito in acume, prontezza di riflessi e determinazione nel conseguire i risultati prefissi, componendole tutte in un atteggiamento riflessivo, pur sempre indomito, ma rispettoso della umanità di qualsiasi persona, anche di quelli che sono stati i suoi nemici. Fuori dalle aule giudiziarie, l’immagine del Valeri più autentica ci fu trasmessa quando raccontò che, pur disponendo delle riprese televisive dell’arresto di un nemico acerrimo, non le aveva mai mandate in onda perché quell’uomo “aveva i figli”.

E in base a questo la parabola di Ennio Valeri andrebbe analizzata.  

Nella foto del titolo le cooperative edilizie nella zona di espansione durante gli anni Ottanta.