LA LIBERTA’ DI STAMPA RESTA SCOLPITA NONOSTANTE FACEBOOK

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RITORNO ALLE EDICOLE E  PERMANENZA SUL SITO WEB SENZA COLLEGAMENTI CON I “SOCIAL”: LA RICETTA PER EVITARE CENSURE

10 OTTOBRE 2019 – E’ durata qualche anno l’illusione che tutti potessero esprimersi sul web, a costo zero e senza controlli o censure. Si diffondono in questi giorni le notizie di drastiche chiusure di pagine Facebook (per parlare della piazza mediatica più popolare) che sarebbero giustificate dalla necessità di contemperare la libertà di espressione e la tutela dell’onore e della dignità delle persone. La falce dei censori non ha riguardato solo i casi (che possono considerarsi limite) di associazione politiche nazionali, ma ha lasciato una lunghissima scia di stroncature anche dei più sottili fili di erba in un prato che avrebbe dovuto rappresentare la pluralità delle opinioni. E’ di qualche giorno fa il commento del direttore de “Il Fatto Quotidiano”, Marco Travaglio, a questa ondata di chiusure di pagine satiriche e letterarie “perché gli algoritmi non capiscono le battute e tanto meno l’arte”.

Sembra che, sia pure con trentacinque anni di ritardo rispetto alla previsione di George Orwell, si sia materializzato uno spettro: quello del Grande Fratello, che però non è solo un attento controllore di ogni attività umana, ma è anche assertore di una disciplina che sarà certamente ascritta alla necessità del Bene di prevalere sul Male.

Per il paradosso sostenuto da molte anime belle di riconoscere una libertà senza limiti, i limiti hanno preso il sopravvento sulla libertà. I radicali nei decenni passati, e purtroppo adesso anche i grillini, hanno propugnato e propugnano la soppressione dell’Ordine dei giornalisti, considerato sovrastruttura non neutra rispetto al diritto di espressione. La formazione e la conservazione di una categoria di professionisti che, rispettando una etica predeterminata e se non altro scritta nei codici deontologici, contrastasse gli eccessi delle libertà dei singoli o dei gruppi organizzati, è stata considerata contraria alla Costituzione, nonostante la Corte costituzionale ne avesse riconosciuto la legittimità.

Il risveglio dal sogno sta negli interventi, sostanzialmente inappellabili, di una privata società che incide sulla libertà di espressione e ormai condiziona molto di più di un Ordine che, sia pure con le storture che la pratica ha manifestato, si basa su principi condivisi e su un sistema di rimedi, anche giurisdizionali, per il contenimento di fenomeni abnormi.

La prima risposta, quella dettata dalla urgenza di evitare che le chiusure e le censure prevalgano sulla libertà e che la società dimentichi addirittura i canali della espressione del pensiero, sta nel rivolgersi alle edicole e nel conservare un contatto diretto con i lettori, anche con i costi che il web illudeva di evitare. Nelle edicole non è ammesso, per norma primaria costituzione, il sequestro. E un’altra risposta è da ricercare nella pubblicazione di siti internet che non siano sottoposti all’abuso censorio di un Grande Fratello che pare abbia sfruttato il ritardo di trentacinque anni per irrobustirsi e farsi più intollerante.

E quindi torniamo nelle edicole e, con il nostro sito web, rifuggiamo da ogni passaggio per Facebook & C. Non è snobismo, il nostro, ma rifiuto di ogni censura: perché quello che deve passare per la censura non è giornalismo.

Nella foto del titolo: il medaglione del congresso nazionale della Federazione della Stampa a Pescara nel 1978 (ripreso nell’altra faccia nella foto del testo, con i contorni dell’Abruzzo)

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