“La città natale”

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La città natale non è la torre del campanile, non è una piazza con la fontana, non è un luogo in cui prosperano il commercio e l’industria; la città natale è un androne dove ti è venuta in mente un’idea, è una panchina dove sedevi smarrito perché qualcosa ti sfuggiva, è l’attimo in cui ti immergevi nell’acqua del fiume, quando ti sei sentito sopraffatto dal ricordo di un’oscura esistenza primordiale; è un ciottolo levigato che ritrovi nel cassetto di una vecchia scrivania, ma non ricordi più a quale uso fosse destinato; è il cappello dell’insegnante di religione sul quale spiccava una vistosa macchia scura, è l’ansia prima di una lezione di storia, sono giochi strani che nessuno comprende e le cui conseguenze ti inseguiranno in sogno per tutta la vita, è un oggetto tra le mani di una persona, una voce udita di notte attraverso una finestra aperta che non riesci a dimenticare, una stanza illuminata, le due nappe a lato di una tenda” (Sandor Marai, “I ribelli”, Adelphi, 2001)

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