IL PREMIO SULMONA NON VIAGGIA IN FERRARI

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POLEMICHE SULLA INTESTAZIONE DELLA PINACOTECA

3 DICEMBRE 2020 – Nei periodi di stanca sorgono le polemiche più infervorate; chiusi per lo più a casa, qualcuno negli ambienti di lavoro rarefatti, i sulmonesi partecipano forsennatamente al tema della intitolazione di una pinacoteca: potrebbe essere segno di partecipazione civica, ma nasconde il più resistente dei vezzi dei “social”, che è la puntualizzazione fine a se stessa, speciosa erede del “ma anche” e di paralizzante atmosfera dal “benaltrismo”.

La pinacoteca è asfittica per il numero di visite, non certo per la qualità delle opere; è il più significativo lascito che il Premio Sulmona targato Gaetano Pallozzi ha lasciato.  Tuttavia che si possa chiamare “Ferrari” o “Pinco pallino” è circostanza che non la proietterebbe verso il parnaso delle tele.

A voler essere precisi, Ferrari non aveva nessun rapporto con la città di Ovidio, sebbene abbia creato una statua che campeggia nella piazza salotto di Sulmona. Disdegnò anche di essere presente in città quando alla presenza del Re fu disvelata la sua creatura, replica di un monumento inaugurato tanti anni prima a Costanza in Romania dove stava meglio perché l’atteggiamento pensoso e triste del Vate (qual è quello che appare con lo stilo in posizione di riposo, di pausa anch’esso) si addiceva alle tristezze e alle epistole dal Ponto, non alla fresca giovinezza nella città peligna e allo sfarzo a Roma. Meglio la statua in pietra, con la regalità classica, che sta all’ingresso del cortile dell’Annunziata.

Ma, seppure manchi un nesso certo tra il Ferrari e questa città che ha una pinacoteca da intestare (e non manchi il nesso con la massoneria, certificato dal compasso sul fronte verso il collegio dei gesuiti come la statua di Giordano Bruno a Campo dei Fiori, dello stesso Ferrari, volge le spalle al Vaticano che bruciò il monaco per eresia) armare la guerra dei nomi con la celebrazione del Premio Sulmona sembra un po’ fuori luogo. Il Premio Sulmona è stato conferito anche a personaggi come Luigi Bisignani, per opportunismo e non certo perché era il miglior giornalista del bigoncio (ma in genere tutta la galleria di premiati nelle diverse sezioni non farebbe spellare le mani per gli applausi); negli ultimi anni il premio Sulmona è stata una continua lamentela per la mancanza di fondi, tanto che ogni inaugurazione si concludeva con il fatidico: “Chissà se questa è l’ultima edizione” ad anni alterni con l’annuncio “Questa è l’ultima versione”. Qualche volta le concioni al taglio del nastro sono apparse l’esatta descrizione che Gigi Proietti faceva dell’addetto culturale. Il giudizio viene da chi ha scritto sempre per incoraggiare una creatura autenticamente cittadina, che fu voluta anche da Angelo Maria Scalzitti (del quale mai si è parlato come del suo ideatore e mai si è parlato tout court nel Premio).

Ma, detto tutto questo, un punto fermo sulla intestazione della pinacoteca si dovrà trovare e lo si potrà fare di certo se la sindaca rinuncia alle frasi ad effetto e allo scontro quasi fisico con chiunque (adesso pare sia Forza Italia) esprima un parere diverso da quello che gira nel Palazzo.