IL PM NON PENSA NEPPURE A SMALTIRE I RIFIUTI?

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CURIOSA USCITA DEL COGESA DOPO IL SEQUESTRO DELL’AREA – EPPURE ERA RISALITO ANCHE A QUELLI CHE SCARICAVANO CESSI IN RIVA AI FIUMI: ORA NON METTE UNA TELECAMERA DAVANTI AI SUOI CANCELLI

23 GIUGNO 2020 – Manca solo che il Pubblico Ministero debba farsi carico dello smaltimento dei rifiuti che, causa il sequestro, non possono essere raccolti nell’area del Cogesa. Dà la sveglia ai magistrati l’amministratore del Cogesa Vincenzo Margiotta, che sottolinea e disvela l’ovvio, come spesso accade. Se l’area non può essere usata per raccogliere la parte di rifiuti che non sta nei mastelli, gli utenti accatastano gli “ingombranti” davanti ai cancelli.

Strano: non era il Cogesa che menava vanto di una indagine da Sherlock Holmes per andare a vedere dove, addirittura vicino a poco accessibili siti ai margini di fiumi e nei burroni, erano stati abbandonati sanitari, letti, armadi? E gli acuti indagatori non si erano serviti anche di un indizio qualsiasi (un indirizzo su un pacco, un appunto sul cassetto della cucina componibile, qualcos’altro sui water) per risalire agli incivili dispersori di rifiuti? Se dispone di investigatori così acuti, il COGESA non può mettere un guardiano (o segnalare la cosa alla Polizia municipale) perché si possa vigilare sul divieto di abbandonare indiscriminatamente i rifiuti? Se, poi, ci si vuol servire della tecnologia che starebbe come fiore all’occhiello nella gestione attuale del Cogesa (stando almeno a quello che riferisce la rivista patinata diretta dalla peraltro collaboratrice del “Centro” Federica Pantano che per questo non sente l’inopportunità di lodare il Cogesa sul “Centro”) basterebbe mettere una telecamera davanti ai cancelli per scoraggiare chi scarica violando il divieto ben affisso.

Niente niente il sequestro sarà preso a pretesto delle disfunzioni nella raccolta per i prossimi anni? A giudicare dalle fonti informative che danno spazio a questa amenità, si potrebbe ricostruire un nuovo fronte della monnezza a Sulmona.