IL GIORNALISTA NON PUO’ NON SENTIRE LE SIRENE…

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CURIOSA IMPENNATA DI RETE ABRUZZO CONTRO IL VASCHIONE

31 DICEMBRE 2019 – Per aver invitato i “giornalistoni professionisti” a farsi qualche domanda sulla dinamica dell’episodio che ha coinvolto l’ex assessore regionale Andrea Gerosolimo in una sorprendente tenzone con la sua autovettura, siamo stati bersaglio di un rimbrotto di “Rete Abruzzo”, che ci accusa di essere saliti in cattedra, di dare lezioni e di seguire la “voce suadente di qualche sirena”.

Prima di tutto non crediamo che quelli di “Rete Abruzzo” abbiano titolo di risentirsi quando si parla di “giornalistoni professionisti”, perché non vediamo come possano rappresentare la categoria: sulle incongruenze del racconto di Gerosolimo siamo stati gli unici a proporre qualche domanda e non in base ad altre fonti (delle quali dovremmo riferire alle autorità inquirenti, secondo Rete Abruzzo), quanto proprio su quello che l’ex assessore ha riferito. E’ curioso (ed anche un po’ imbarazzante per i giornalisti professionisti) che quelle incongruenze, sulle quali oggi ci ha anche intrattenuto un autorevole ingegnere, siano sfuggite a chi per mestiere dovrebbe farsi domande e darsi risposte.

Non è vero che abbiamo pensato che Gerosolimo sia caduto in una imboscata: questo è termine che usano quelli di “Rete Abruzzo” (forse perché sanno particolari che noi non sappiamo?). Abbiamo solo detto che le lesioni che si sarebbe procurate Gerosolimo, prima di essere… canalizzato, non erano tanto compatibili con la dinamica raccontata; e apprendemmo tale metodo del dubbio quando alla redazione del “Tempo”, nella topaia di Corso Ovidio 222, giungevano referti su episodi accidentali che facevano esclamare al collega Tonino Paolini: “Mi sa che questo è andato a sbattere contro un cazzotto”. L’esercizio del dubbio è alla base della professione giornalistica, come ci insegnano le lezioni on-line che stiamo seguendo oggi, nell’ultimo giorno disponibile per recepire i crediti formativi, quando Vittorio Roidi ci esorta a smascherare le fake-news (motivo per il quale non possiamo intrattenerci di più come vorremmo con i giornalistoni professionisti per dire quello che si meritano, ma ci torneremo nei prossimi giorni).

In tale contesto, non è neppure necessario salire in cattedra: basta rimanere seduti in un angolo qualsiasi e chiedersi se è giusto che una giornalista che scrive sul “Centro”, come Federica Pantano, possa essere anche direttrice del giornale del “Cogesa” e poi, nonostante questa veste, scrivere “mi piace” su un post di Vincenzo Margiotta, amministratore unico nel suo genere del Cogesa, che cerca di insolentire la nostra testata; basta chiedersi perchè i giornalisti, professionisti o non, del “Centro” vengano scansati dal loro giornale e al posto dei loro articoli, nella pagina di Sulmona, sono pubblicate veline laudatorie del Cogesa. Una volta ci provò la redazione del Tempo della Marsica a fare una cosa del genere, per una questione di cronaca giudiziaria sul Parco Nazionale e intervenne di persona il direttore del Tempo, Barbiellini Amidei, per sventare l’intromissione, naturalmente su nostra specifica e documentata richiesta.

Se questo è il panorama, non si può neanche dire che il re… è nudo?

Quanto alle sirene, è meglio ascoltarne almeno una piuttosto che non sentire neppure quelle dei pompieri o dell’ambulanza e farsi precedere sempre sulla cronaca per stare troppo a sentire le vecchie cariatidi della politica cittadina come Bruno Di Masci e ormai, anche anagraficamente, Andrea Gerosolimo.