CARLO AUTIERO CHE FIUTAVA LE PICCOLE FURBERIE DEI NEGOZIANTI

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OGGI SONO PREVISTI INTERVENTI DI RISTORO DELLA CATASTROFE ECONOMICA PER IL CORONAVIRUS – MA IN UN EPISODIO DELLA CRISI DEI COMMERCIANTI DI QUALCHE ANNO FA

12 MARZO 2020 – “Consapevoli del sacrificio che, con grande senso civico e responsabilità, gli esercenti commerciali e tutti coloro che hanno dovuto sospendere il proprio lavoro stanno mettendo in pratica in questo difficile momento di emergenza nazionale, ringraziamo la cittadinanza per la collaborazione, nell’ottica di affrontare i problemi e superare l’emergenza con spirito unitario di solidarietà collettiva”  affermano i sindaci della Valle Peligna e Valle del Sagittario, che aggiungono: “Condividiamo allo stesso tempo tutte le preoccupazioni per l’impatto che queste misure potranno avere sul già difficile tessuto economico della nostra area. Pertanto, uniti e consapevoli del grave e generalizzato disagio prodotto dall’emergenza in corso, chiediamo alle istituzioni regionali e nazionali, titolari delle politiche a sostegno dei settori produttivi, di mettere in campo ogni iniziativa a garanzia degli operatori più esposti, i quali rischiano di pagare un prezzo altissimo in un’area già martoriata da una crisi economica strutturale. Le attività interessate” continuano i sindaci “sono, inoltre, invitate a conservare tutta la documentazione utile a dimostrare il calo di fatturato e le difficoltà economiche del momento. Materiale che potrà tornare utile per le misure di sostegno che il Governo o la Regione potranno adottare. La comunicazione si rende necessaria al fine di poter acquisire una mappatura della reale situazione e documentare in modo inequivocabile le difficoltà di carattere economico legate alla particolare e straordinaria situazione di emergenza”.

Ottima iniziativa, che però ci ricorda il sottile imbarazzo che può destare l’onere di dare prova del calo del fatturato. Quando nel 1978 la giunta frontista (PCI, PSI, PSDI e spuri di Democrazia Popolare) mise mano al rifacimento del Corso Ovidio, tutte le attività economiche che affacciavano sulla principale arteria cittadina incontrarono una crisi profonda. Le tavole di legno che arruffatamente furono collocate per consentire il transito dei pedoni tra massetto stradale, sabbia e cemento tra blocchi di porfido erano l’unico passaggio per raggiungere i negozi. Ci si poteva barcollare in fila indiana; ci si poteva sporcare della polvere che il giugno afoso della Valle Peligna soffiava su scarpe e vestiti. Molti preferivano evitare e a luglio, con i saldi, le cose non andarono meglio. Un comunista storico, il prof. Carlo Autiero, sosteneva quella giunta con il cuore e frequentava un paio di bar al centro, onde era diventato una specie di direttore dei lavori.

Quando un commerciante gli si avvicinò per fargli presente che avrebbe chiesto i danni al Comune per lo spaventoso deficit che lo portava a perdere duecentomila lire al giorno di guadagno, Carlo Autiero (che si accendeva spesso come un fiammifero) non se lo fece ripetere e andò all’attacco: “Poi andiamo a vedere quanto dichiara all’Ufficio delle Imposte dirette, anzi ci andiamo insieme e io faccio i conti per lei: dunque 200.000 lire di guadagno netto al giorno sono 6 milioni al mese, quindi 72 milioni all’anno… Andiamo, andiamo, mi faccia strada…

Era il tempo nel quale alle redazioni dei quotidiani arrivavano le dichiarazioni dei redditi dei sulmonesi (se si potesse riprendere questa sana abitudine, senza moralismi e supponenze, dando una notizia così neutra…) e, tra strepiti e alti lai del fior fiore degli evasori, venivano pure pubblicate. Gli avvocati si attestavano sul milione e mezzo all’anno; i commercianti superavano di poco le 500.000 lire, se non facevano risultare bilanci in perdita. Il danneggiato mise la coda tra le gambe e non riprese più il discorso, che fu ripreso da Carlo Autiero e andò a finire a comizio.

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