I NOVANTA ANNI DI FRANCOBALDO, AMICO DELLA VERITA’ E DI SULMONA

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GIANNI LETTA TORNA A SCRIVERE SULLA PRIMA PAGINA DEL TEMPO PER GLI AUGURI ALL’INVIATO ANTICONFORMISTA

27 GENNAIO 2021 – Gianni Letta torna a scrivere per un giorno sulla prima pagina de “Il Tempo”, il quotidiano che diresse dal 1973 al 1987 e che lo proiettò verso le cariche più importanti della Repubblica. Lo fa per dare gli auguri ad uno dei più noti inviati speciali, Francobaldo Chiocci, che compie oggi 90 anni e che ha lo spirito giovane del giornalista curioso, pronto a partire per scovare altre notizie e altri risvolti delle notizie. Gianni Letta ha molto valorizzato Chiocci, che nel periodo della sua direzione giunse a occupare ricorrentemente lo spazio degli editoriali: il Francobaldo che, quando ormai “Il Tempo” era passato all’editore Riffser, scrisse un piccolo corsivo (nella rubrica “Disco rosso”) in onore di Enrico Mattei, rifugiatosi dal gruppo Monti al giornale di Angiolillo per i rapporti deteriorati quando era direttore de “La Nazione”. La penna di Mattei andava onorata e Chiocci non pensò neanche lontanamente di sottrarsi, invitando tutti i colleghi ad un simbolico applauso; segno del suo anticonformismo, che si era espresso in decine di puntate di una storia di Padre Pio, prima che diventasse San Pio, per contrastare l’”interdetto” che sul frate cappuccino era stato espresso da alcuni ambienti vaticani.

Gianni Letta ricorda un episodio molto gustoso del suo rapporto con Chiocci, che aveva da pochi giorni intervistato il Patriarca di Venezia, Albino Luciani, quando diventò Papa Giovanni Paolo. Siccome quell’inviato curioso e dotato di grande fiuto aveva conosciuto vita e miracoli del nuovo papa, nella concitazione del momento, quando si diffuse la notizia della fumata bianca e del nome del nuovo pontefice, proprio il direttore dette l’ordine: “Hanno eletto Chiocci, chiamate Luciani”. Lapsus che non impedì al Tempo di uscire con edizione straordinaria, in Piazza San Pietro, prima che il nuovo Vicario di Cristo si affacciasse per benedire la folla.

Nei suoi novanta anni, Francobaldo Chiocci ha ritagliato anche un frammento significativo per “Il Vaschione”. E’ lui ad aver collaborato alla impostazione dei primi menabò e dei primi titoli del giornale di carta e per il primo anno, ogni mese, ad ogni uscita del giornale, è venuto per due o tre giorni per dare il suo contributo di giornalista di razza ad una voce libera ed anticonformista come lui. Ed anche negli anni successivi, quando il giornale è uscito senza la cadenza mensile, Franco si è rigenerato continuamente anche sul versante telematico per il sito, del quale apprezza molto la sezione dedicata alla cronaca, al racconto dei fatti più insondabili e alle rievocazioni dei principali avvenimenti sociali, come la rivolta di “Jamm’ mo” che lo vide giovanissimo inviato e intorno alla quale ha scritto nel primo numero de “Il Vaschione”. E sa affascinarsi alle letture su Ovidio, che non possono non qualificare un giornale pubblicato a Sulmona.

 Per questo compleanno pirotecnico la moglie Rita ed i figli (tra i quali Gianmarco, che è stato direttore de “Il Tempo”) hanno stampato una serie di testimonianze su un quotidiano immaginario (ma scritto su carta vera), chiedendo al “Vaschione” un contributo. Questo:

Ho imparato a leggere sugli articoli di Francobaldo, sotto quella bellissima testata in “Old England” che entrava in abbonamento a casa. Erano i primi anni Sessanta. Ed è stato quasi cinquanta anni dopo che Francobaldo in carne ed ossa entrava in tipografia, a Sulmona, per aiutarmi a disegnare i menabò e i titoli di un giornale dalle piccole, grandi pretese di scuotere un ambiente di provincia alle soglie del terzo millennio, ancora stampato, ancora distribuito nelle edicole: “Il Vaschione”, dal nome della più elegante delle fontane di Sulmona, ad evitare che si lavino i panni in casa.

Mentre scriveva “C’era una volta l’inviato speciale”, Francobaldo ha dato un esempio, inviandosi nel fascinoso mondo che non scomparirà e si rinnoverà con piccoli accorgimenti, perché potrà adattarsi il mezzo, ma non subirà scossoni l’impostazione: cercare i fatti, scegliere quelli che meritano di essere narrati, spiegare perché proprio quelli.

Questo è il giornalismo che di Francobaldo mi ha sempre incantato, perché lui riesce a rendere facili anche gli aspetti più reconditi delle notizie: incomincia proprio da quelli e tutto il resto è in discesa.

Presentando il suo libro-biografia sull’inviato, ha detto che venire a Sulmona a comporre “Il Vaschione” è per lui soddisfare un debito di riconoscenza, perché, quando abbandonò il caro “Tempo”, lo seguii comprando ogni giorno i giornali dei quali di volta in volta era direttore: per continuare ad imparare il bello scrivere e l’appassionato argomentare, l’eleganza e la sostanza. Cioè per sentire il giornalismo esprimersi nella sua forma di sempre, dal graffito delle caverne allo “iota” del Partenone, come si legge nella invocazione d’apertura della “Enciclopedia del giornalismo” e nell’ultimo rigo che la trasforma in proclama: “Tu sei la libertà”.

Qualunque sia il mezzo, il grande modello di Francobaldo ci sarà sempre.