“I MALATI NON SIANO REIETTI E NESSUNO STATO SI DIFENDA COSTRUENDO MURI”

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14 FEBBRAIO 2021 – “Che la si voglia chiamare con il termine moderno di “inclusione”, oppure con quelli immortali di misericordia e di pietà, la predisposizione umana ad accogliere il diverso, come il lebbroso del Vangelo di oggi oppure l’escluso per motivi etnici, politici, è un aspetto che denota la nostra civiltà e non può essere dimenticato, soprattutto in questo periodo“. Ha concluso così la sua omelia don Gilberto nella grande Chiesa dell’Annunziata che si rivela un luogo importante per pronunciare ed ascoltare messaggi permeanti in tempo di distanziamento, sociale e in molti casi spirituale; tra l’altro don Gilberto ha osservato come “sia stato abbattuto il muro di Berlino, ma ne è stato costruito altro tra Israele e la Palestina“. Aveva prima esaminato il profondo valore afflittivo delle regole che hanno emarginato i lebbrosi, nella interpretazione della loro malattia come castigo di Dio “anche per le colpe dei padri“.