GLI ARCHITETTI RISTABILISCONO LA MISURA

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L’ORDINE RISPONDE ALLA ARROGANTE BOLLATURA DI ZAVARELLA

27 FEBBRAIO 2021 – L’Ordine degli Architetti prende posizione sulla “camera di consiglio” che i… referendari Zavarella e Di Masci hanno tenuto in Comune ieri mattina per bollare di “iniziativa politica” il naturalissimo ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del TAR. Quello che l’Ordine aveva voluto contrastare, cioè il conferimento di un “appalto integrato” è il nodo che dovrà essere sciolto di giudici amministrativi e non è detto (anzi…) che la decisione del TAR sarà confermata. L’Ordine “nel ruolo che gli è proprio” ha voluto ricorrere “con il solo scopo di contrastare lo svilimento della professione e garantire la salvaguardia, ovvero la giusta applicazione dell’equo compenso, commisurato all’importanza dell’opera e del ruolo che si è chiamati a rivestire con le relative responsabilità, civili e penali, tanto più nell’opera pubblica, in cui bisogna garantire elavati standard qualitativi della prestazione”.

Gli architetti ritengono “del tutto sconcertante e oltremodo fuori luogo, oltre che inaccettabile, ogni tentativo di strumentalizzazione ed etichettatura politica dell’operato dell’Ordine, non rientrando ovviamente fra le finalità di quest’ultimo, tant’è che non vi è mai stato un attacco “ad personam” o ad una “bandiera” specifica. Infatti, l’Ordine ha sempre svolto attività di alta sorveglianza degli appalti pubblici nell’intero territorio nazionale, senza distinzione, sollevando puntualmente ogni eccezione meritevole di nota e contestandola all’ente interessato, rendendosi disponibile al confronto con lo stesso per meglio perseguire l’interesse pubblico. Talvolta, in assenza di dialogo con la stazione appaltante – come nel caso in questione – la strada giudiziaria è l’unica possibile e necessaria per esercitare la giusta azione di tutela e sorveglianza che il ruolo richiede e che la Legge attribuisce all’Ordine”.

Insomma, gli architetti avranno pure un presidente Compagnone, ma quando è troppo è troppo e bisogna pure ricorrere al giudice superiore.