GIUDICE DI SULMONA DECIDE LA LITE TRA MARADONA E IL FISCO

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LUIGI D’ORAZIO HA REDATTO IN CASSAZIONE LA ORDINANZA CHE DA’ RAGIONE AL PIBE DE ORO (BUONANIMA)

3 APRILE 2021 – E’ stata da poco pubblicata una ordinanza della Corte di Cassazione che risolve alcuni complessi aspetti del contenzioso tra “el pibe de oro” Diego Armando Maradona e il Fisco; e li risolve in gran parte a favore, sotto il profilo processuale, di quello che è stato definito il miglior calciatore della storia e per il periodo nel quale è stato al Napoli Calcio. Proprio la società che al tempo di Maradona era guidata dall’ing. Corrado Ferlaino (nella foto del titolo ai tempi della presidenza) e conquistò lo scudetto, figurava tra le parti dei giudizi di legittimità (quelli che si svolgono davanti alla Corte di Cassazione), ma solo come “Fallimento”, nella persona del curatore.

A comporre il collegio della “Sezione tributaria” e a redigere l’ordinanza è stato il giudice sulmonese Luigi D’Orazio, da meno di quattro anni approdato al “Palazzaccio” di Piazza Cavour proveniente dalla Corte d’Appello dell’Aquila e, prima, dal Tribunale di Sulmona e da quello di Alba. La Corte, presieduta da Luigi Napoletano, ha innanzitutto ritenuto tempestivo e recante un interesse, per questo ammissibile, l’intervento svolto dalla difesa di Maradona. Nella sostanza, il tormento che l’agenzia delle entrate ha inferto a Maradona e  gli altri giocatori Oliveira Filho Antonio “Careca” e De Brito Ricardo Rogeiro “Alemao”,  era l’accusa di una interposizione fittizia tra alcune società sponsor che avrebbero elargito retribuzioni (non denunciate al fisco come tali) sotto forma di diritti di pubblicità dell’immagine dei calciatori.

Parliamo di cifre colossali, che per il volume di affari mosso da Maradona non sono state eclatanti, ma che in assoluto hanno sollecitato gli appetiti dell’Agenzia delle Entrate ed hanno rappresentato una spina nel fianco del pupillo voluto da Ferlaino al Napoli, al punto che egli, fino alla sua morte, non ha potuto mai sapere su quale patrimonio contare con certezza: c’era sempre una parte aleatoria, che dipendeva dal contenzioso fiscale, durato finora più di trent’anni (il primo avviso di accertamento risale al 1985) e neanche concluso, perché la Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Commissione Tributaria centrale, sezione della Campania, impugnata da Maradona, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Campania, respingendo il ricorso incidentale dell’Agenzia delle entrate.

Insomma, dall’inizio del contenzioso è stato riformato tutto il sistema delle Commissioni Tributarie, Luigi D’Orazio si è laureato in giurisprudenza, è stata istituita la sezione tributaria della Corte di Cassazione, il Napoli è fallito, Maradona è morto, Ferlaino lo piange, il Fisco continua a ritenere che Maradona non poteva beneficiare del condono. Un girone dantesco, a 700 anni dalla morte del padre della lingua italiana, potrebbe rendere bene l’atmosfera delle battaglie tra il fisco e un calciatore che se non fosse stato il genio assoluto, proiettato verso l’empireo nel quale Dante e Beatrice erano felici come lui quando partiva dalla tre quarti di campo per dribblare quattro o cinque avversari e realizzare, sarebbe sceso in campo con l’assillo degli accertamenti e gli altri sarebbero andati in rete. Un avviso di accertamento a Maradona è stato notificato nel 1998 all’aeroporto di Linate…

L’insieme di questioni affrontate nell’ordinanza è, in definitiva, il cumulo di contrasti succedutisi in vari decenni, tanto che D’Orazio ha dovuto riferire al Collegio e, poi, rendere esplicita nelle motivazioni assunte nella camera di consiglio, la successione di molte leggi tributarie, non solo di natura procedurale, sviluppando un provvedimento di oltre trenta pagine che, per il ritmo impresso alla decisioni della Cassazione, rappresenta oggi una rarità. Del resto, è l’immagine dello Stato italiano ad aver fatto il giro del mondo in questa persecuzione a carico di un soggetto produttore di reddito; e nulla andava trascurato.