GIORGIO FARINA, QUANDO LA PASSIONE NON FA SENTIRE LA FATICA

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SCOMPARE L’ARTEFICE DELLA PRIMA RADIO PRIVATA, TECNICO PADRONE DELLE ALCHIMIE DELL’ETERE MA SEMPRE PRONTO A GIOCARE

27 FEBBRAIO 2021 – A 76 anni si è spento Giorgio Farina, imprenditore dell’etere, artefice, nel maggio 1976, di “RGF” (Radio Giorgio Farina) che fu registrata al Tribunale di Sulmona, prima delle testate giornalistiche per un giornale che non si stampava. Farina ha anche costruito una serie di impianti per la riproduzione di segnali radio-televisivi, restando sempre all’avanguardia per il livello tecnico che riusciva a realizzare (tra le altre sue creature la “Videoesse” di Ennio Valeri).

Circa dieci anni fa lo incontrammo per caso in una strada di campagna a Introdacqua e quello che… non ci sorprese fu l’orgoglio per le sue attrezzature. Ne andava fiero, al punto da invitarci in un capannone non molto distante, ove, insieme a trattori ed escavatori che gli consentivano di curare una redditizia manutenzione per le reti di Mediaset (cioè per i ripetitori della zona), conservava gli attrezzi ormai da antiquariato che aveva usato per la sua creatura più cara, proprio quel primo amore di Via Francesco Pantaleo, centro palpitante di emozioni e di crescita culturale per adolescenti e giovincelli di belle speranze del giornalismo.

Ci teneva al notiziario, trasmesso alle ore 14 e alle ore 20 (per questo ci aveva chiamato a dirigere la testata); ma cercava di stimolare le “dirette”, sempre dal contenuto giornalistico che avevano il pregio di dare opinioni e accrescere l’audience a poco prezzo, con i risicati bilanci che le “radio libere” potevano permettersi, mantenendosi anni luce al di sopra delle dediche di maniera. Il primo a non misurarsi nel lavoro era lui; e in autunno giungemmo tutti stremati da trasmissioni inventate di ora in ora, con un supporto tecnico che addirittura qualche volta ci anticipava, neanche fosse la RAI.

Avrebbe fatto miracoli se si fosse potuto collegare con le prove di Gigi Proietti al teatro comunale, di fronte al suo esercizio di vendita di mirabolanti stereo Pioneer; ma l’ingresso per le riprese non era consentito, potevano starci solo pochi estasiati spettatori delle performance in “A me gli occhi” (privo ancora, alla prima nazionale, del “please” che aggiunse al Teatro Tenda a Roma). Stava accanto ai suoi ascoltatori, ai nostri ascoltatori, come un padre premuroso: senza rincorrere gli indici di ascolto, voleva che tutti si sentissero una grande famiglia e di notte andammo a trovare all’ospedale di Popoli (vincendo controlli e porte chiuse, le telecamere ancora non c’erano) una persona che avrebbe voluto partecipare ad un programma dopo un intervento chirurgico e stava sola nel suo letto, disperatamente triste. Al suo apparire sembrava risorta e questo galvanizzò GF molto più di qualsiasi contratto pubblicitario.

Solidali anche nell’avventura di non recuperare i propri crediti nei confronti di Ennio Valeri, che solidalmente continuavamo ad amare, ci siamo rivisti poche volte in questi 45 anni dopo il semestre di fuoco in Via Pantaleo, senza mai cedere alla nostalgia (non venne neppure al revival di qualche anno fa) e pensando soltanto che, sì, una televisione a Sulmona si può ancora fare, con notizie vere, commenti onesti e con una definizione da fare invidia a RAI e Mediaset messe insieme. “Dopo tutto, che ci manca?” Non ci mancava niente, ma “carmina non dant panem” e i grandi esperimenti, se non diventano lavoro, prima o poi si chiudono.