FOX CHE NON SI SPIEGA GLI UOMINI

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VIVACITA’ E STUPORI DI UN RESIDENTE FISSO ALLE PENDICI DEL MORRONE

E’ un guardiano, ma fa dell’accoglienza un piacere

4 GIUGNO 2020 – Fa La guardia a due pecore, un montone ed un agnello, ma ha gli occhi grandi per dare uno sguardo a tutta la valle che si distende poco sotto lo stazzo; ed ha un cuore per abbracciarla tutta, la Valle Peligna. E’ esuberante come tutti i cuccioli cresciuti con la curiosità del mondo che li circonda e che si restringe mentre cresce il loro corpo generoso e candido di pastori abruzzesi. Fox non è stato sempre rinchiuso in quello stazzo a guardare le poche persone e i tanti cani che passavano sulla strada una volta carrabile; prima era così piccolo che poteva sgusciare nello spazio tra le sbarre del cancello; e poteva anche rientrare quando i pericoli del mondo si facevano più prossimi, dai denti più aguzzi dei suoi. Ma erano solo istanti da incubo, per lo più delle piccole parentesi nella gioia incontenuta di incontrare i tanti personaggi strani che correvano senza motivo affaticandosi sulla salita, oppure i tanti cuccioli che scorrazzano alle falde del Morrone in cerca di volpi e di roditori di grandezze varie. Era un entrare e uscire dal mondo affascinante, come fanno i gatti che passano attraverso i quadrati a misura nel legno delle stalle. Fox è più giovane del disastro che ha avvolto il Morrone; forse non sente neppure l’odore dei pini bruciati a centinaia di migliaia che, se non fosse stato per la pioggia mandata dal cielo al ventesimo giorno dagli inneschi criminali rimasti impuniti, non sarebbero stati spenti neppure dal ridicolo avvicendarsi di aerei inutili.

Fox potrebbe appartenere alle specie di cuccioli che si sono riconquistati il loro posto tra le roverelle dei boschi del ventiduesimo secolo, quelli che non conosceremo, ma che pare scontato che verranno. Poi, in effetti, di tutti quei boschi lui non sa che fare; si accontenterebbe di un gregge tutto suo, per imitare quelli della sua specie che pendolano da una parte all’altra di Passo San Leonardo, tanto lontano da qui, fuori della portata di un guardiano stanziale. Ha gli occhi malinconici di chi riflette sulla povertà del suo regno quando guarda le due pecore; e poi il montone che deve risultargli una bomba biologica, un supplizio di Tantalo al contrario, per il fiuto che gli fa catalogare ogni ospite nella galleria delle relazioni da coltivare appena si avvicina. Sa riconoscere quanti passano lungo la rete: forse perché qui arrivano tutti sudati. Ma anche perché le persone che vanno a trovarlo emettono quel flusso della buona disposizione d’animo che gli animali riconoscono molto prima dei convenevoli e del superfluo “Come stai?”. Poi può darsi pure che quel desolato sguardo sul misero regno dipenda dal disagio di non avere neanche un prato sul quale ricevere, con tutta quella vegetazione che erompe disordinata fuori della recinzione; appena un filo d’erba prova a spuntare, anche tra i sassi nei quali si nasconde, viene digerito dagli ovini.

Non si rassegna alle barriere e tira anche il lembo di una manica fin quanto puo’

Fox guarda felice gli ospiti, li vorrebbe tutti intorno: se qualcuno allunga il braccio oltre il cancello addenta la maglia e la tira come se volesse vincere la strettoia e le leggi fisiche che gli impediscono il transito disinvolto di quando era un batuffolo cotonato. Poi, secondo gli uomini, lui avrebbe più diritto degli altri di passeggiare lungo la strada “riservata ai residenti” distesa alle pendici del Morrone: più residente di lui, suo malgrado…

Ancora non ha inquadrato, della Valle estesa che lo fa sognare sconfinate esplorazioni, quello stazzo un po’ fuori parametri che si estende giusto dove comincia la strada che conduce al suo, di stazzo: un recinto che cresce di mese in mese, più disordinato del suo misero regno e soprattutto più puzzolente, addirittura rivoltante negli odori che si inerpicano e sembra contengano miliardi di afrori pestiferi, non catalogabili se non con l’archivio della morte e della putrescenza. I suoi occhi chiari sembrano interrogare: ma quanti montoni putrescenti gli uomini mettono ogni giorno laggiù per rovinarsi la scena e i sapori di questo angolo di paradiso?

Un grande stazzo con il puzzo di migliaia di montoni?