E’ TUTTO L’ABRUZZO CHE DEVE RIVEDERE LE SUE AUTOSTRADE

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Un viadotto sulla statale 17, segmento della dorsale appenninica da Bologna a Melfi

LE PROTESTE INSCENATE PER LA CHIUSURA DELLA A14 DEBBONO TRADURSI IN PROGETTO PER COMPLETARE LA RETE DEI TRASPORTI

22 GENNAIO 2020 – “Autostrade per l’Italia faccia in fretta tutto ciò che viene chiesto alla società, a partire dall’implementazione del piano di gestione temporale delle emergenze e da tutti gli adempimenti richiesti dal gip del tribunale di Avellino, allo scopo di arrivare a una rapida riapertura ai mezzi pesanti del viadotto Cerrano lungo l’A14”. Lo afferma la Cgil Abruzzo Molise, che definisce “inaccettabile” il fatto che “una società che gestisce un’infrastruttura vitale possa permettersi di mettere in ginocchio interi territori ed economie locali assumendo comportamenti irresponsabili”.
“La situazione – dice il sindacato in una nota – è ormai insostenibile: i cittadini sono esasperati e l’economia locale è già pesantemente colpita e rischia il collasso, mentre gli autotrasportatori italiani e stranieri stanno subendo danni gravissimi, con conseguenti ritardi e problemi per aziende e attività commerciali”.

Il modo nel quale la società abruzzese e oggi pure il sindacato si pongono riguardo al problema della congestione del traffico per l’inadeguatezza della A14 è sorprendente, da un lato; ma è anche la conferma che neppure le forze sociali, oltre a quelle politiche, hanno percepito la profondità della attuale emergenza, tanto da avanzare la curiosa pretesa che si proceda con l’ottica della emergenza. In sostanza, al provvedimento della magistratura di Avellino si dovrebbe rispondere adottando misure che consentano un immediato ripristino del traffico pesante sulla A14. Da un punto di vista tecnico una “cucitura” dei piloni autostradali con le carreggiate sulle quali si svolge il traffico non è cosa che si possa fare in pochi mesi o addirittura in poche settimane. Il viadotto Cerrano poggia su un terreno franoso; probabilmente si dovrà ricostruire la stessa struttura che sostiene l’opera d’arte.

Però si continua a ritenere che con qualche ritocco (cioè con quanto si può fare nel tempo di sopportazione della gente che abita tra Pineto e Montesilvano) il divieto della magistratura potrà rientrare. Si continua a fornire una visione distorta del problema, perchè nessuno vuole spingersi a riconoscere che la politica stessa dei trasporti su gomma è stata fallimentare. E non si vuol prendere atto che soltanto decongestionando la autostrada A14 si potrà impedire nel futuro l’invasione dei centri abitati. Soltanto quando si dirà la verità e, quindi, si riconoscerà che i viadotti danneggiati dalla mancata manutenzione dovranno essere ricostruiti, si entrerà nell’ottica di mettere in cantiere tempi attendibilmente più congrui. Se poi si vorrà essere ancora più espliciti e leali, si dovrà dire che una soluzione effettiva arriverà con la realizzazione della terza corsia, come si è fatto sulla A1 nell’altro versante appenninico; il che vorrà dire, in sostanza, la ricostruzione non del viadotto di Cerrano e di qualche altro ammalorato, ma la costruzione di tutti i viadotti, con costi che non è facile prevedere proprio per la natura franosa del terreno.

Solo allora si scoprirà che i tempi per risolvere la congestione sulla A14 non sono molto inferiori a quelli che richiede un serio intervento sulla dorsale appenninica da Bologna a Melfi  (e per quanto riguarda il tratto umbro-abruzzese-molisano, da Perugia a Campobasso) con il progressivo svuotamento dell’autostrada che collega Bologna con le Puglie accanto al mare, progettata oltre sessanta anni fa, per giunta quando si riteneva potesse essere un doppione della A1.

Oggi si susseguono le proteste, che rappresentano un oggettivo disagio della popolazione e i sindaci annunciano azioni clamorose per vietare il traffico dei mezzi pesanti sulla Statale 16. Ma una società che progetta il suo futuro al di là di un semestre o di un anno non può ignorare che la lungimiranza deve basarsi su alternative concrete, che tra l’altro sono a portata di mano. E ne scriviamo su queste colonne perchè il problema si proporrà nella sua interezza per le autostrade abruzzesi, in merito alle quali la fortuna risiede nel fatto che sono state esaminate, almeno fino ad ora, dall’occhio dei politici e non dei magistrati, con il carico di una inchiesta per la morte di decine di persone nel circondario di Avellino. L’Italia del boom economico è stata tale perchè progettava prima di tutto la propria mobilità; oggi si guarda l’ombelico pensando che la protesta basti a incollare i piloni dei viadotti.

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