E LA DISCARICA PUZZA COME UN ANNO FA

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NUOVE PROTESTE DALLE FALDE DEL MORRONE

2 SETTEMBRE 2020 – Da un anno all’altro non è cambiato niente nella fascia pedemontana del Morrone: i miasmi dell’impianto del Cogesa a Noce Mattei sono tornati quelli che erano ad agosto-settembre del 2019, quelli, cioè, che provocarono la reazione degli abitanti della frazione Marane, degli agenti di polizia penitenziaria (tranne Nardella), degli stessi detenuti. L’inidoneità dell’impianto del Cogesa a ricevere la massa di rifiuti (particolarmente quelli organici, nel caso specifico; ma in genere quelli indifferenziati provenienti dall’Aquila) si traduce nel disastro anche di questi giorni. Gli abitanti delle Marane chiamano in causa anche l’amministrazione comunale guidata da Annamaria Casini, altra pedina, insieme all’amministratore del Cogesa Vincenzo Margiotta, del sistema che fa riferimento all’ex assessore regionale Andrea Gerosolimo: “Soprattutto riceviamo segnalazioni di malessere fisico da parte di cittadini che continuano ad inalare odori nauseabondi il cui contenuto è ancora a noi sconosciuto”.

Particolare sconcertante di questa vicenda di miasmi incontrollati è che proprio dalla denuncia degli abitanti delle Marane, lo scorso anno, sarebbero partite le indagini della magistratura che poi hanno portato al sequestro, nella scorsa primavera, di una parte dell’impianto di Noce Mattei. Ed è significativo che, nonostante quella denuncia e quel sequestro, l’aria della fascia pedemontana del Morrone, all’ingresso del Parco Nazionale della Majella e vicino al Parco Nazionale d’Abruzzo, torni al essere irrespirabile e si ripetano le proteste. Lo scorso anno una delibera del consiglio comunale in piena emergenza ambientale impegnò la giunta ad usare subito gli importi riconosciuti per “ristoro ambientale”. Ma anche su questo versante il Comune è inadempiente.